Il futuro proibito: Superuomini con microchip nel cervello

Negli Anni 70, il primo uomo bionico faceva la sua prima comparsa nella serie televisiva americana The Six Million Dollar Man(L'uomo da sei milioni di dollari). Oggi, da fantascienza è diventato scienza, grazie a nuove tecnologie (già realizzate o in fase di sviluppo) che vengono introdotte nel cervello per creare capacità sovrumane e consentire l'utilizzo di armi o di sedie a rotelle con la sola forza del pensiero. I casi cominciano a moltiplicarsi: per esempio, gli scienziati hanno dimostrato come, con un dispositivo impiantato nel sistema nervoso, sia possibile controllare da New York un braccio robotico che si trova in Gran Bretagna, oppure sfruttare impulsi magnetici per alleviare i sintomi della depressione grave e ottimizzare le prestazioni mentali, aumentando memoria e capacità matematiche. Quale futuro e quale etica ? Se lo chiede l'Independent, e un pò anche noi.

La rapida avanzata della ricerca porta risultati affascinanti, ma solleva anche preoccupazioni su come gli innesti artificiali potrebbero modificare la personalità delle persone, creare superuomini bionici per azioni militari o essere utilizzati per controllare le menti, con implicazioni gravi per la società.

Il Nuffield Council on Bioethics, punto di riferimento internazionale per il dibattito pubblico su queste problematiche, ha avviato una consultazione su questi temi e sull'Independent si leggono oggi i pareri di alcuni esperti, come Thomas Baldwin, presidente del comitato britannico e professore di filosofia presso l'Università di York: «Intervenire sul cervello ha sempre sollevato speranze e paure. E' una sfida a riflettere su che cosa ci rende umani e, di conseguenza, sul modo in cui ragioniamo e ci comportiamo».

L'impianto di elettrodi nel cervello, per esempio, ha dato grandi risultati per stabilizzare i tremori causati dal morbo di Parkinson, ma, oltre a un migliore controllo del movimento, alcuni pazienti hanno sviluppato gravi effetti collaterali tra cui cambiamenti di personalità, stimolazione degli impulsi sessuali e comportamenti criminali, seguiti da un peggioramento nelle loro relazioni familiari e sociali, ha spiegato il professor Baldwin.

«Queste tecnologie possono modificare la nostra idea di responsabilità personale? Se un taccheggiatore è colto in flagrante, può giustificare la sua condotta perchè spinto da un impianto cerebrale?» si chiede la dottoressa Alena Buyx, del Nuffield Council.

Mentre Kevin Warwick, professore di cibernetica all'Università di Reading, che nei suoi esperimenti su microchip e  sistema nervoso ha usato se stesso come cavia, ha dichiarato: «Le applicazioni militari sono state sottoposte a test, ma non sono ancora in uso. Renderanno possibile il controllo remoto di veicoli e armi sul campo di battaglia, mentre i soldati resteranno in luoghi sicuri. Ma se non ci sarà più distinzione tra uomo e macchina, chi prenderà le decisioni, chi sarà responsabile?».

Domande inquietanti, alla quali si aggiungono altri dubbi. Se, da una parte, ci sono speranze che la tecnologia possa aiutare le persone il cui cervello è stato danneggiato da malattie o infortuni, dall'altro c'è il timore che gli impianti possano essere utilizzati per condizionare il comportamento, inibire le tendenze antisociali e programmare risposte «accettabili», in pazienti affetti da Alzheimer o con problemi mentali, e forse non solo. Un epilogo degno dell'Arancia Meccanica di Burgess. 

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Commenti: 2
  • #1

    *IraTenax* (venerdì, 02 marzo 2012 15:31)

    chi comanda non è il chip ma sempre il cervello quindi il responsabile è sempre l'uomo

  • #2

    mich (sabato, 03 marzo 2012 09:51)

    preferirei imparare da solo ad usare le onde celebrali x spostare,oggetti tipl gustavo roll ke impiantandomi robe strane in testa