Quando a sbagliare è la scienza: tutti gli errori imperdonabili

"È l'errore più grande della mia vita" diceva Einstein della costante cosmologica, un termine introdotto nelle sue equazioni per dare equilibrio all'universo. Ma se lo scienziato avesse atteso gli esperimenti degli Anni '90, avrebbe scoperto di avere torto. Perché la costante cosmologica è oggi considerata predizione del tutto corretta. Anche per gli scienziati di Opera che hanno trovato un connettore male avvitato e un orologio non sincronizzato nel loro esperimento e che dovranno rimettere in discussione le misurazioni sui neutrini più veloci della luce , vale oggi la didascalica massima di Giulio Verne in Viaggio al centro della terra: "La scienza ragazzo mio è fatta di errori. Ma sono errori utili perché passo dopo passo ci portano alla verità".

Elena Dusi su Repubblica, ripercorre la storia degli errori più clamorosi di quelli che a torto sono considerati "gli infallibili".

Se è vero che sbagliando la conoscenza ha fatto i suoi progressi (e qualche scienziato è arrivato al Nobel), resta anche indiscusso che fra errore e scivolone la differenza non è da poco. "Da un lato c'è la fesseria, dall'altro quel margine di incertezza che non potrà mai essere eliminato" spiega Giovanni Battimelli, storico della scienza della Sapienza di Roma. "Quando in un esperimento complesso come quelli della fisica odierna ci sono 750mila connessioni elettriche, una finisce sempre per non funzionare".

Lo stesso neutrino - definito "la particella più vicina al niente che esista" - è venuto alla luce in un contesto a dir poco confuso. Il suo papà, il fisico teorico Wolfgang Pauli, veniva preso in giro dai colleghi perché ogni esperimento cui si avvicinava cessava di funzionare. Dopo aver teorizzato l'esistenza del neutrino nel 1920, Pauli per primo scosse la testa e - in uno dei più famosi errori della scienza - scommise una cassa di champagne che nessun esperimento l'avrebbe mai trovato.

Se il connettore male avvitato nel Laboratorio del Gran Sasso ricada fra le fesserie o fra gli sbagli ineludibili resta al momento un segreto ben custodito dalle viscere della montagna abruzzese. "Non sappiamo in che posizione fosse il connettore mentre facevamo le misurazioni" spiega Francesco Terranova, ricercatore di Opera. "Ha fatto registrare delle anomalie dopo che siamo andati a toccarlo per i nostri controlli". Ma visto che nella scienza il principale antidoto contro lo sbagliare è il perseverare, l'esperimento sulla velocità dei neutrini verrà ripetuto in un laboratorio americano, uno giapponese e di nuovo al Gran Sasso. Il fascio partirà dal Cern di Ginevra alla fine del prossimo marzo. E c'è da scommettere che il rivelatore Opera, che il 23 settembre scorso aveva fatto vacillare la teoria della relatività speciale di Einstein, per quella data avrà tutti i connettori ben avvitati e gli orologi sincronizzati.

Nell'arte di inciampare per arrivare alla verità, gli scienziati del Gran Sasso sono d'altronde in buona compagnia. Dal 2001 al 2011 gli studi ritrattati dalle riviste scientifiche dopo la scoperta di un errore si sono moltiplicati di 15 volte (gli articoli pubblicati sono aumentati solo del 14%), rivela uno studio di Reuters e Wall Street Journal. Quando una pubblicazione viene ritirata, stessa sorte subiscono tutti gli esperimenti che su di essa si erano basati successivamente. Ecco perché i dati falsificati su un tipo di vaccino anticancro nel 2011 hanno fatto finire nel cestino altri 18 studi e un decennio di esperimenti alla Mayo Clinic.

Fra gli esempi di scienziati che hanno ragione anche quando hanno torto, c'è poi una storia meno edificante di quella di Einstein ma ugualmente paradossale. La ripercorre David Goodstein nel libro appena uscito da Dedalo Edizioni Il Nobel e l'impostore. Il fisico Robert Millikan non solo era "accusato di sciovinismo, maschilismo, antisemitismo e maltrattamenti nei confronti dei suoi studenti", ma aveva anche la cattiva abitudine di "cucinare" i dati. Pubblicava cioè solo quelli che facevano comodo alle sue illazioni, scartando tutti gli altri. Di vizio in vizio, Millikan arrivò alla misurazione della massa dell'elettrone considerata corretta ancora oggi. E vinse il Nobel nel 1923.

Il suo non fu l'unico riconoscimento dell'Accademia svedese delle scienze offuscato dall'ombra di un errore. Lo stesso Enrico Fermi si fece trascinare da Orso Maria Corbino, fisico e politico durante il Ventennio, verso l'annuncio (errato) della scoperta degli elementi transuranici, ottenuti bombardando atomi pesanti con i neutroni. "La speranza di Corbino - spiega Carlo Bernardini, scienziato dell'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) e della Sapienza - era creare un nuovo elemento da battezzare "Mussolinio". Presto però ci si rese conto che questi atomi hanno una vita media brevissima, e si decise di soprassedere". La scoperta dei transuranici, che rientra tra le motivazioni del pur indiscutibile Nobel, fu smentita dieci giorni dopo l'assegnazione del premio.

Se esperimenti ed errori sono abituati ad andare a braccetto ("Non c'è niente di male, uno dei punti di forza della scienza è la capacità di correggere i suoi sbagli" diceva l'astrofisico Carl Sagan), c'è un dato più preoccupante che emerge da uno studio del Journal of Medical Ethics. Negli studi di medicina e biologia gli errori in buona fede sono raddoppiati tra il 2004 e il 2009, mentre le frodi si sono moltiplicate di sette volte.

L'esempio più ingenuo di medico truffatore è forse quello di William Summerlin dello Sloan-Kettering Cancer Center, che sosteneva di aver trapiantato frammenti di pelle di topolini neri in topolini bianchi senza provocare alcun rigetto. Ma che un giorno del 1974 venne trovato col pennarello in mano (oggi in varie frodi è emerso l'uso di Photoshop). Esistono però anche errori che creano seri problemi alla salute pubblica. Lo studio che dimostrava un legame fra vaccino trivalente e autismo fu pubblicato 13 anni fa dall'autorevole rivista medica inglese The Lancet, provocando in Gran Bretagna un boom di casi di morbillo fra i bambini privi di profilassi. Ci sono voluti 12 anni affinché il giornale ritirasse lo studio e accusasse di "grave scorrettezza professionale" il suo autore Andrew Wakefield, oggi bandito dall'esercizio della medicina.

Il vaccino che la scienza usa per difendere se stessa da frodi e sbagli si chiama "peer review", ed è un filtro usato dalle riviste per pubblicare solo studi a prova di errore. Prima di essere stampate, le bozze degli esperimenti vengono inviate a due o tre esperti (i "referee") che anonimamente e gratuitamente scrivono la loro valutazione. "È un compito che viene preso molto sul serio - spiega Paolo Giubellino, fisico del Cern e dell'Infn che ha svolto il ruolo di referee per diverse riviste - e comporta due o tre giorni di lavoro. Non basta leggere la bozza dell'articolo, bisogna assicurarsi che anche il metodo seguito sia corretto. Quanto a riprodurre i risultati, però, quello è oggettivamente impossibile". Se il peer review serve a mantenere la scienza sul giusto binario, c'è un altro metodo che Bernardini ritiene infallibile: "Il pettegolezzo. Quella degli scienziati è una comunità intellettualmente democratica. Se c'è un truffatore, presto si viene a sapere. E la via più infallibile resta il gossip".

Scrivi commento

Commenti: 1
  • #1

    Lorenzo (domenica, 26 febbraio 2012 16:10)

    =====================================
    "Se il connettore male avvitato nel Laboratorio del Gran Sasso ricada fra le fesserie o fra gli sbagli ineludibili resta al momento un segreto ben custodito dalle viscere della montagna abruzzese" e poi ancora "Ha fatto registrare delle anomalie dopo che siamo andati a toccarlo per i nostri controlli"
    =====================================
    Cosa si può dedurre da frasi del genere ?
    Semplicemente che il risultato ottenuto la prima volta era così strabiliante da indurre i fisici a rivedere tutto il meccanismo perchè inaccettabile, troppo difficile da credere... Se i neutrini fin da subito non fossero andati oltre la velocità della luce, quel risultato non avrebbe indotto a riverificare le strumentazioni o ripetere l'esperimento in sedi differenti: Einstein avrebbe avuto ragione senza controprova.
    Ci rendiamo conto ? E chi lo dice che lo stesso problema non si possa verificare almeno una volta in un laboratorio americano, uno giapponese e di nuovo al Gran Sasso ?
    E se uno solo dei tre test fosse in contrasto con uno degli altri due, sarebbe inaccettabile, oppure corretto quello e gli altri no ?
    Ricordo che la notizia fu diramata in questi termini: "I neutrini sono più veloci della luce, ma dobbiamo verificare ...".
    Questo significa praticamente nulla, come taciuta avrebbe dovuto essere la notizia fornita a gran voce fino ad accertamento effettuato contro ogni ragionevole dubbio.