Leonardo Dragoni racconta i suoi cerchi nel grano, per l'uscita del suo libro

Cerchi nel Grano cha passione. Comunque la si pensi, il fenomeno dei grandi disegni disseminati nei campi di grano, colza ed orzo sparsi in tutto il mondo, non può lasciare indifferenti e suscita grandi dibattiti. Ne abbiamo parlato con Leonardo Dragoni, dottore in scienze politiche, con due master in discipline umanistico-sociali, ma soprattutto appassionato di cerchi e gestore del fortunato sito Cropfiles.it, punto di riferimento per la catalogazione dei cerchi in Italia. Con lui abbiamo affrontato il tema dei crop circles in occasione dell'uscita del suo libro La Verità sui Cerchi nel Grano, Tesi e confutazioni di un fenomeno discutibile, spaziando dal punto di vista propriamente "tecnico" ai suoi riflessi sociali e di marketing. 

Una chiaccherata franca sul modo in cui il testo aspira ad affrontare l'argomento del crop circling nella sua interezza ed in modo ateo ed oggettivo. L'autore spiega che si tratta di un lavoro di approfondimento sulle principali indagini che nell'ultimo ventennio hanno maggiormente animato il dibattito culturale specialistico sui cerchi nel grano.

A seguire l'intevista integrale.

Tesi e confutazioni di un fenomeno discutibile
Leonardo Dragoni
Edizioni Alvorada
(Editore)  Anno 2011

Allora Leonardo cominciamo la nostra conversazione con una domanda che ti avranno fatto in tanti: come ti sei avvicinato al tema dei cerchi e da dove nasce la passione per i crop circles?

Mi occupo di cerchi nel grano da circa dieci anni. In realtà non c’è una data precisa o un evento scatenante per cui è nata in me questa passione. Diciamo che sono da sempre appassionato della cosiddetta fenomenologia misteriosa, avendomi sempre attratto tutto ciò che è arcano, indecifrabile, sconosciuto. Nell’ambito di questa fenomenologia i crop circles hanno assunto presto un ruolo dominante, poiché esercitavano verso di me un fascino particolare. Essi infatti, a differenza di altre manifestazioni enigmatiche, sono meno effimeri e di maggiore accessibilità. Per averne cognizione non è necessario ricorrere agli organi sensoriali, alle testimonianze, a reperti antichi ecc. I cerchi nel grano sono lì, stagione dopo stagione, tangibili ed impressi sul grano per chiunque voglia visitarli, calpestarli, fotografarli, prelevarne campioni. Si lasciano osservare ed analizzare, sempre e da chiunque. Quindi il fatto che non si riuscisse a venirne a capo mi lasciava perplesso ed ammaliato al tempo stesso. Così ho iniziato a studiarli. Oggi credo di aver trovato molte risposte agli interrogativi che mi ponevo soltanto dieci anni fa, e guardo a questo fenomeno con occhi altrettanto emozionati ma certamente più disincantati di allora. 



Presentando il libro hai detto di voler affrontare l’argomento del crop circling nella sua interezza, in modo dotto ed oggettivo, con un approccio saggistico. In cosa dunque questo libro si differenzia dagli altri scritti sul tema ?

Credo di aver letto la quasi totalità della letteratura esisteste su questo argomento, e credo di poter dire che – fatte salve forse un paio di eccezioni – sull’argomento non esistono veri e propri saggi, tantomeno una trattazione compiuta, adeguata, imparziale e trasparente. 

Quindi, senza falsa modestia, direi che il mio lavoro si differenzia dai precedenti sotto tutti i punti di vista. Nell’introduzione del libro scrivo che la grande maggioranza delle pubblicazioni precedenti “sono forti di una qualche ipotesi o teoria, più o meno originale, volta a determinare quale sia la reale origine e natura dei cerchi nel grano. Il testo, di conseguenza, è sistematicamente subordinato alla promozione degli aspetti a sostegno di ciò che si ambisce a divulgare”. Questo approccio, o modus operandi, lo ritengo abusato e di scarsa utilità ai fini della reale comprensione del fenomeno. Al contrario ritengo utile una trattazione a tutto tondo, austera, puntuale, supportata da documentazioni di spessore (a cui rinviare il lettore) e quindi priva di illazioni, opinioni, o suggestioni personali. 

Ritengo che una delle cose più importanti per un ricercatore sia la credibilità delle proprie affermazioni, e quindi la quantità e qualità di documentazione presentata ad avallo delle stesse. 

La quasi totalità degli scritti su questo tema non presenta invece documentazione, se non forse autoreferenziale o di scarsa autorevolezza. Non è un caso che siano pressoché assenti le note a piè di pagina, che invece dovrebbero servire a sostanziare, dare peso e spessore a ciò che si sta dicendo, ponendo anche chi legge nella condizione di poter approfondire la tematica e verificare egli stesso gli assunti.

Questo approccio potrebbe andar bene per un romanzo, o per uno scritto di fantascienza. Non per accreditare una spiegazione verosimile sulla scaturigine dei crop circles. 

Pur rimanendo possibilista, sono portato ad esigere che una dichiarazione di portata eccezionale debba basarsi su evidenze e riferimenti altrettanto eccezionali, che la rendano almeno plausibile. Invece accade frequentemente che si abbondi nelle promulgazioni, tralasciando tutto il resto. 

Hai visto nel corso di questi anni,  l'evoluzione del fenomeno soprattutto in Italia, dai primi cerchi grezzi ai grandi cerchi come a Poirino. Cosa si può dire del mondo crop circles in Italia ?

Che in pochi anni abbiamo fatto passi da gigante nell’apprendimento e nella elaborazione di quella che, con ogni probabilità, possiamo definire un’espressione artistica. Lo stesso percorso, con tempistiche e risultati parzialmente diversi, riguarda anche altri paesi, compreso il Regno Unito (patria ideale dei crop circles). Basti ricordare che fino al 1992 (cioè solo venti anni fa) non si aveva notizia di alcun cerchio nel grano che non fosse una semplice e modesta forma, quasi sempre circolare. Oggi realizziamo (solo gli inglesi per la verità) crop circles tridimensionali, con geometrie complesse, o grandi come cinque campi di calcio. Anche in Italia stiamo diventando bravi. 

 

C'è un aspetto sociologico importante dietro il fenomeno, una sorta di messaggio sociale o di voglia di comunicare qualcosa che non è stato ancora compreso?

Difficile a dirsi. Credo che ogni crop circle, o almeno ogni circle-maker (o gruppo di “land-artists”) abbia le sue proprie motivazioni, ideali, sociali o commerciali che siano. Non esiste in realtà un messaggio univoco, esistono semmai tematiche ricorrenti, che solitamente fanno riferimento ad una simbologia sacra o della Natura. 

Alcuni studiosi ritengono che tutti i cerchi nel grano (o almeno quelli che loro stessi reputano, non è chiaro in base a cosa, “genuini”) siano delle forme di comunicazione simbolica, siano archetipi. Personalmente ritengo discutibile questa interpretazione. La deduzione successiva, secondo la quale questi archetipi sarebbero forme di comunicazione con civiltà aliene, credo si possa definire finanche dissennata.

Credo invece che il fenomeno abbia un suo aspetto sociologico rilevante, nella misura in cui suscita l’interesse e la curiosità delle moltitudini, ad ogni latitudine e longitudine, in ogni classe sociale ed ogni sensibilità culturale o intellettuale. Il retroterra emotivo a cui questo fenomeno resta legato lo rende, in qualche modo, universale ed immortale.   

 

In quale percentuale, se è possibile dare dei numeri, ci troviamo di fronte a cerchi ancora oggi inspiegabili? 

Non credo si possa dare dei numeri precisi. Se dovessi per forza darne uno credo che direi qualcosa sicuramente al di sotto del 5 percento. Non di casi inspiegabili, ma di casi inspiegati. Neppure casi anzi, ma dettagli particolari di singoli casi.  Può capitare che, nell’analisi di questi crop circles, ci si venga a trovare in presenza di un determinato elemento esclusivo che l’agronomia, e la scienza in genere, fatichino a spiegare con assoluta certezza. Ma ciò può dipendere da un variegato insieme di fattori, e di certo non implica – di suo – che si debba ricorrere a spiegazioni non convenzionali o ufologiche. L’argomento a contrario in questi casi è troppo semplicistico. L’incertezza scientifica non può, di per sé, portarci ad accreditare ipotesi alternative che non sappiano accreditarsi autonomamente. 

Fermo restando dunque che qualcosa di inspiegabile è – per definizione – impossibile da spiegare (e quindi anche una spiegazione non convenzionale o ufologica sarebbe inappropriata), bisognerebbe intenderci su cosa si intende esattamente con questa argomentazione (dell’inspiegabilità). Di solito le cosiddette “anomalie” (che spesso tali non sono) rilevate all’interno di alcuni crop circles rimangono inspiegate (e non inspiegabili) per mancanza di dati consistenti e attendibili, per il campionamento quantitativamente e qualitativamente scarso, per l’inadeguatezza (degli strumenti e/o degli operatori) addetti all’analisi ecc. O anche semplicemente perché la scienza procede a piccoli passi, e non si può pretendere che dia sempre una spiegazione puntuale e inconfutabile a tutto. 

Riguardo i cerchi nel grano poi, a ben vedere, di inspiegato c’è veramente poco (e di inspiegabile ancora meno). Su questo poco la Scienza ci fornisce delle ipotesi plausibili, sicuramente più verosimili e fondate di numerose congetture ventilate altrove.

 

A livello globale il fenomeno a che punto si trova, c'è stato un apice già raggiunto o dobbiamo aspettarci un aumento esponenziale di casi segnalati?

Non posso saperlo. Posso tirare ad indovinare. La mia sensazione è che l’apice sia stato raggiunto in questi anni, quelli appena trascorsi, e ci troviamo già in una fase discendente della parabola. Posso anche presumere che, con l’avanzare delle conoscenze e l’auspicabile incremento della serietà dell’informazione attorno a questo fenomeno, si giunga ad un graduale e progressivo disinteressamento. 

In Italia un vero e proprio boom c’è stato tra il 2003 e il 2006. In quel quadriennio si sono registrati quasi 200 casi. Dal 2007 ad oggi (quinquennio) solo un centinaio.  

(per una indagine statistica completa del quadriennio 2003-2006 in Italia, su questo ed altri aspetti del fenomeno, consiglio di guardare questo documento)  


A Roma la scorsa estate è comparso un cerchio che promuoveva il serial “Falling Sky”. Corriamo il rischio di ridurre tutto a un fenomeno di marketing?

Credo di essere stato tra i primi, lo scorso luglio, a darne notizia nel mio sito. Su molte altre fonti di divulgazione (fatico a definirla informazione) si susseguivano già voci incontrollate, che poi hanno fatto un repentino dietrofront. Del resto non sarebbe stata la prima volta che un crop circle realizzato a scopi commerciali venisse scambiato per un autentico manufatto alieno (lo fece Pat Delgado nel 1991 su un cerchio realizzato da Doug Bower e Dave Chorley, e circostanze analoghe sono poi occorse dozzine di volte, anche in tempi recenti). 

Per rispondere però alla tua domanda, inerente il marketing, è legittimo constatare che questa componente è già presente e molto sviluppata. 

Molti marchi internazionali (come “Nike”, “Pepsi”, “Greenpeace”, “Mitsubishi”, “Microsoft”, “Sky”, “History Channel”, “Discovery Channel” ecc.) hanno recentemente lanciato delle campagne pubblicitarie commissionando la realizzazione del proprio logo sui campi di grano. Sull’homepage del sito probabilmente più visitato al mondo, per una settimana, ha campeggiato il logo di “Google” elaborato in caratteri che richiamavano esplicitamente la simbologia dei crop circles. Un noto album dei Led Zeppelin ha come copertina la foto di un cerchio nel grano. Alcuni gruppi di circlemakers realizzano già da tempo glifi su commissione: potete far preventivare la realizzazione di un pittogramma on-demand. Stan Herd si definisce un international earthwork artist: potete visionare le fotografie delle sue creazioni su “Facebook”. Qualcosa di ancor più evoluto la realizzano i cinesi, che riescono a fare degli impressionanti disegni a colori nelle piantagioni di riso, semplicemente facendo crescere qualità di riso diverse, di colori diversi, in modo pilotato. 

Esiste anche un turismo dedicato a questo fenomeno. Sono nate agenzie di viaggi specializzate nell’ organizzare tours guidati nelle terre dei crop circles. Esistono artisti che riproducono i più bei crop circles su tela, e si sta sviluppando un vero e proprio merchandising con riproduzioni su pietre, collane, ciondoli, magliette e gadgets di ogni genere (l’ultima curiosa novità riguarda un sito web che vende tappeti e stuoie con impressa sopra l’immagine di cerchi nel grano). Accanto a tutto ciò proliferano anche trasmissioni televisive, libri, riviste, dvd.

Insomma è già diventato un fenomeno (anche) di marketing, ma non è nato con questo afflato. Inoltre continua certamente a conservare molte altre valenze di maggior interesse (sociale, culturale, simbolico, spirituale e perfino scientifico). Il rischio comunque che la componente marketing prenda il sopravvento non è trascurabile. 

 

Esiste una peculiarità, un modo o una procedura per fare una scrematura tra cerchi interessanti e cerchi da tralasciare per un ricercatore?

Secondo l’opinione comune e dominante si. I cerchi interessanti sarebbero quelli “autentici” o “genuini”, laddove con questi termini si vuole indicare che la loro scaturigine non possa attribuirsi all’uomo. Questi cerchi presenterebbero una serie di elementi anomali e peculiari che li contraddistinguerebbero, differenziandoli da quelli “da tralasciare”, cioè quelli considerati falsi (dall’inglese “hoax”) perché di chiara matrice umana. L’argomento sarebbe complesso, dal momento che queste anomalie - tipiche dei cerchi autentici - sono molteplici, e alcune sono state supportate da ricerche pubblicate su riviste scientifiche. La realtà è che – ad un attento e oculato esame – queste anomalie non possono affatto ritenersi “anomale”, tantomeno possono ergersi a determinare la autenticità di un glifo rispetto ad un altro.  Nel mio libro questi aspetti sono lungamente trattati e confutati, e vengono presentate un insieme di dimostrazioni in base alle quali le stesse anomalie di un crop circle “genuino” sono presenti su cerchi nel grano realizzati dall’uomo con una semplice tavola di legno. Su questo, oltre ad un insieme di evidenze empiriche, esistono documentazioni scientifiche difficilmente oppugnabili. Viceversa le pubblicazioni scientifiche precedenti, che tanto hanno condizionato l’opinione comune, sono state poi largamente messe in discussione. 

La partita non è chiusa, ma è mia convinzione che ciò che debba differenziare un glifo “interessante” da uno “da tralasciare” sia principalmente soggettiva, e cioè la sensazione di incanto e magnificenza che ci trasmette a livello emotivo. Tutto il resto temo siano speculazioni.

 

Hai trovato nella tua ricerca e studio del fenomeno qualcosa che ti ha lasciato perplesso, o sorpreso o che ti ha colpito più di altre?

Ciò che principalmente mi sorprende, oggi come ieri, è la bellezza e la maestosità di queste “opere d’arte”. Sapere che vengono realizzate in anonimato, di notte, in poche ore, con tanta perfezione, e apprezzabili nel loro splendore solamente se viste dall’alto, non può che continuare a sorprendermi ed intrigarmi. In realtà, per un esperto circlemaker, si tratta di un lavoro relativamente semplice nella sua esecuzione fattuale (forse meno nella progettazione). Eppure la sensazione che si ha, vedendoli stagliarsi imponenti nel mezzo di coltivazioni cerealicole, è davvero affascinante. 

Riguardo la ricerca vera e propria, certamente ci sono delle cose che mi hanno colpito e fatto sorgere degli interrogativi. Ad esempio il riscontro, su un terreno interessato da un agroglifo in Canada, di un incremento di cristallizzazione (rilevato con diffrazione ai raggi X) di materiali argillosi in corrispondenza del crop circle stesso. Oppure i cosiddetti “q-rings” (deformazioni a forma di anello del peduncolo sotto i semi)  osservati su alcune spighe di una formazione nel Wisconsin (2003), e in altre due formazioni in Arizona e in Canada. Potrei citare altri esempi, ma resterebbero comunque episodi minori, isolati ed eccezionali (quel 5% di dettagli particolari a cui mi riferivo qualche domanda sopra) sui quali ancora non è stata fatta piena chiarezza. Tutti questi casi (e altri) ho cercato di raccontarli e documentarli nel mio manoscritto. Ancora una volta, dopo una attenta analisi, sono emersi dei consistenti dubbi sulla metodologia utilizzata nel presentare queste evidenze, e una decisa preferibilità per spiegazioni di tipo naturale. 

 

Sui crop circles se ne sono sentite tante, dalle radiazioni, alle mosche morte, agli steli allungati e piegati. Puoi confermarci o smentirci qualcuna di queste storie?

Queste che hai citato sono solo alcune delle innumerevoli storie misteriose che ruotano attorno a questo fenomeno. Ti risponderò allora brevemente su queste tre, dall’ultima alla prima.

La piegatura dello stelo (alla base, dove fuoriesce dal terreno) viene considerata come una delle anomalie che indicherebbe la “autenticità” di un crop circle. Eppure di questa evidenza così cruciale non esiste una sola fotografia. Una per la verità l’ho messa nel mio libro, ed è quella di uno stelo piegato alla base, mentre è ancora nella sua sede naturale: il terreno su cui è stato realizzato quell’appiattimento – nota bene a scopo sperimentale, con una semplice tavola di legno. Inoltre, nel dichiarare questa piegatura come qualcosa di “anomalo ed alieno” non si prendono mai in considerazione delle variabili importanti quali: densità delle radici, fittezza della vegetazione, tipologia di terreno, stato di salute e senescenza della pianta, angolo di inclinazione ecc. Insomma ci si limita a dire che lo stelo piegato (mai mostrato neanche in foto), di per sé, implichi un intervento di ET. Io mi sono limitato a dimostrare che questa affermazione è del tutto infondata. 

L’allungamento invece riguarda i nodi (non gli steli) ed è considerato anch’esso un elemento anomalo in base al quale si dovrebbe presumere che nella creazione di un glifo debba essere stata coinvolta una qualche forma di energia termica, verosimilmente irraggiamento da microonde (magari imposta dalle famose sfere di luce, di cui parlerò nella successiva risposta). L’esposizione a questa misteriosa fonte di calore cagionerebbe tutta una serie di conseguenze (ebollizione dei liquidi interni della pianta, aumento di pressione interna, cavità di espulsione, dilatazione della membrana porosa ecc) tra cui anche l’allungamento dei nodi (soprattutto quelli apicali). Limitandomi a quest’ultimo aspetto, ciò che posso sinteticamente dire è che in agronomia è notorio che una spiga allettata, che abbia subito un trauma anche meccanico, reagirà allo stesso mettendo in moto dei meccanismo naturali di ripristino, in particolare due meccanismi noti come fototropismo (tendenza della pianta ad orientarsi e allungarsi verso la luce) e gravitropismo (tendenza della pianta a orientarsi in base al campo gravitazionale terrestre, cioè a riportarsi in posizione eretta). Per fare ciò la pianta agisce proprio sui nodi, che rappresentano le sue articolazioni. Quindi li allunga e piega nel modo, nei tempi, e nell’intensità richiesta e/o dipendente da un insieme di variabili (stato di salute, stato di senescenza, gravità del trauma subito, posizione della luce ecc). In questi termini la trattazione è involuta, e necessiterebbe di molte ulteriori spiegazioni, che in questa sede non sono possibili.  Credo però di aver chiarito sufficientemente il punto. 

Veniamo alle mosche morte. Anche qui l’ipotesi che si cela dietro questa presunta anomalia è chiara: le mosche sono state uccise da un forte irraggiamento di calore (che però, misteriosamente, non ha ucciso né incendiato la piantagione). Ma quante volte sono state individuate queste mosche “stecchite” all’interno di un crop circle? Sembrerà strano, ma – stanti alla documentazione fornita – è successo in un solo caso. Su un crop circle di dubbio gusto del 1998. Ed è stato ampiamente dimostrato che quelle mosche erano morte a causa di un fungo che si chiama Entomophthora muscae”. Non volendo dilungarmi nè autocitarmi, suggerisco la lettura di due articoli facilmente reperibili anche sul web ed estremamente esaustivi su questo argomento: “Che le mosche riposino in pace” (di Stefano Panizza) e “Il mistero delle mosche morte" (di Francesco Grassi).

Infine mi chiedevi delle radiazioni. E qui si va sulla mitologia e sulle leggende metropolitane. Intanto la radioattività (se di radioattività stiamo parlando e non di altro) si misura in Becquerel, Rutherford, o Curie. Invece ho letto di ricercatori che la misuravano in Sievert e nanotesla (misuravano quindi il geomagnetismo, che è ben altra cosa) rilevando per altro valori del tutto normali ma sostenendo che si trattava di valori anomali. Che io sappia non esiste un solo caso in cui sia stata rilevata e/o documentata la presenza di radioattività al suolo in corrispondenza di un crop circles. E questo credo che sia sufficiente per chiudere la questione. Se domani venisse riscontrata della radioattività, mi auguro che si facciano delle indagini serie, con metodi appropriati, e personale e strumenti qualificati, prima di saltare – come sempre accade - a conclusioni azzardate. 

Se invece parliamo di radiazioni di microonde posso dirti che in questo caso sono stati riscontrati vari casi (due anche recentemente in Italia) ma sono poi stati documentati in modo imbarazzante e scriteriato, giusto quel tanto per fare poi asserzioni puramente sensazionalistiche, che mi sono premurato di confutare ampiamente nel libro. 

 

Si era parlato un tempo anche di BoL- Ball of Light, sfere di luce che creavano figure, poi di movimenti di plasma. Queste teorie possiamo accantonarle o sono ancora in voga?

Sono ancora in voga. Tieni conto che parliamo di un fenomeno recente. Il primo a postulare il coinvolgimento di forze plasmatiche fu il meteorologo George Terence Meaden negli anni ottanta. A suo avviso le formazioni circolari nel grano (ai suoi tempi apparivano solamente semplici cerchi o anelli) erano causate da turbini e tornado, che Egli stessi definiva “vortici plasmatici discendenti”. Di fronte alla comparsa di formazioni geometricamente più complesse questa teoria venne gradualmente accantonata,  ma mai fino in fondo. Ancora oggi uno dei più importanti gruppi di ricerca (BLT) ritiene plausibile che i crop circles siano creati da  un qualche sistema spiraliforme e plasmatico, solo non naturale bensì diretto dall’alto  da una mano invisibile, di cui non abbiamo ancora chiara conoscenza. Infatti ai vortici di plasma, si sono sostituite le sfere di plasma, o di luce (le famose BOL), che in diversi casi sono state osservate e testimoniate in corrispondenza di eventi di crop circling. Queste sfere sono state anche fotografate e filmate in più di una occasione. Il problema è che gran parte delle foto mostrano in realtà delle ORBS (da wikipedia: “effetto ottico risultante in piccole sfere - somiglianti a globi di luce - che talvolta appaiono nelle immagini fotografiche o nei filmati pur non corrispondendo ad oggetti visibili ad occhio nudo”) e gran parte dei filmati mostrano delle luci non chiaramente identificabili (difetti della pellicola, insetti, lucciole ecc). L’unico caso in cui queste sfere sono chiaramente identificabili, e sono collegate da una relazione di causa-effetto con la creazione di un glifo è il famoso caso di Oliver Castle del 1996. Quel filmato tuttavia è stato dimostrato essere, con ogni probabilità, un falso. Nel 2001 fece invece scalpore una pubblicazione dell’ing. Eltjo Haselhoff. Questi muoveva dai precedenti studi del BLT sugli allungamenti dei nodi delle spighe interne ai cerchi nel grano, che avrebbe seguito un andamento lineare secondo il principio di regressione lineare. Haselhoff sostenne che la distribuzione di calore al suolo era identica alla temperatura che una piccola sorgente elettromagnetica (la nostra BOL) avrebbe potuto provocare da un’altezza di 4,1 metri. Approfondire questa pubblicazione sarebbe complicato in questa sede, diciamo comunque che venne successivamente screditata dal Cicap, con una ulteriore pubblicazione scientifica e con un confronto con l’ingegnere, il quale ammise alcune lacune metodologiche. Ad oggi di queste BOL sappiamo veramente poco. Recentemente sono state riprodotte in laboratorio da alcuni scienziati, che sostengono che lo stesso evento della loro creazione possa verificarsi in natura, al verificarsi di determinate condizioni. Ancor più recentemente una pubblicazione scientifica sembrerebbe avvalorare l’ipotesi che si tratti di allucinazioni visive indotte, causate da stimolazione magnetica di alcune zone del cervello e/o della retina.  Quel che pare certo è che non esiste – ad oggi - alcuna prova che possa trattarsi di entità extra-terrestri o dotate di intelligenza, né alcuna prova di un legame (specie se diretto o  di causa-effetto) tra queste e la creazione di cerchi nel grano. 

 

Abbiamo esempi di cerchi nel grano o esempi simili nel passato, oppure il fenomeno è iniziato negli anni 70 in Inghilterra?

Stando alla mitologia i primi cerchi nel grano risalirebbero alla preistoria (pittura rupestre esplicativa sulle pareti di una caverna in Irlanda), oppure all'antico Egitto, o alla Francia del XII secolo. Nicolas Remy, in “Daemonolatreia” (1595) fa riferimento a cerchi creati da streghe. Secondo altri il primo cerchio nel grano risale alla seconda metà del seicento, avendosene notizia nel 1678 in un pamphlet inglese intitolato “The Mowing Devil”, e anche in una raffigurazione presente nel libro “Mutus Liber” di pochi mesi precedente (1677). Robert Plott, nel libro “National History of Staffordshire” del 1686, parla di forme geometriche rilevate nei campi e presumibilmente opera di fulmini.

Tutto ciò fa parte appunto della mitologia, o di speculazioni un po’ speciose. Io sono dell’idea che i crop circles possano risalire tutt’al più alla fine degli anni settanta dell’ottocento, quando John Rand Capron sembrò descriverne uno in un articolo che fu pubblicato dalla rivista Nature (1880). Di certo però il fenomeno divenne attuale e dimostrabile a partire dagli inizi degli anni ottanta del ventesimo secolo, quindi non più di 30 anni fa. Fino al 1992 inoltre si ha notizia solamente di formazioni semplici e circolari. 



Alla fine di tutto questo, uno si domanda dove collocare il fenomeno dei cerchi nel grano, misticismo, ufologia, paranormale, arte, religione, avanguardia creativa. Insomma non c'è il rischio che si perda di vista il fenomeno perché nel tempo è stato contaminato da tanti aspetti diversi?

Si, c’è questo rischio. Fondamentalmente per una ragione molto semplice. Pur di non ammettere che si tratta di semplici opere di Land-Art, i sostenitori della varie ipotesi non convenzionali hanno giocato (più o meno consapevolmente) a inscenare un complesso e solidale gioco di specchi in cui ogni assunto riverbera con quello del vicino, senza mai collidere e conservando viceversa una propria autonomia. Tutte queste teorie riflettono tra loro, si mescolano, fanno proprie o accettano delle supposizioni altrui, inglobandole parzialmente. Nella convinzione che l’unione faccia la forza, e che tanti indizi facciano una prova. 

Un esempio. Inizialmente – come detto – fu Meaden a ritenere che questi cerchi potessero essere cagionati da vortici di plasma discendente. Poi, col complicarsi delle geometrie dei crop circles, a Meaden si sostituì una folta schiera di appassionati e ricercatori che cominciarono ad avvalorare ipotesi non convenzionali o ufologiche (senza però abbandonare l’ipotesi “vorticistica”). Più recentemente gli studi di Levengood e del BLT Research Team (vedi già "Anatomical anomalies in crop formation plants" del 1994) promossero di fatto le ipotesi non convenzionali, attraverso una nutritissima documentazione (pseudo)scientifica avente ad oggetto delle anomalie riscontrate all’interno dei cerchi nel grano. Si consolidava la c.d. “teoria dell’irraggiamento”. Sul come questo irraggiamento venga profuso, è nata poi una nuova teoria semi-autonoma, che è quella delle BOL (“Balls of Light”, cioè sfere di luce), che a sua volta è accettabile per i fautori dell’irraggiamento, ed è stata ampiamente inglobata nelle tesi ufologiche, le quali non disdegnano di far ricorso anche ad altre teorie come quella delle Leylines, a sua volta accettata dai fautori delle tesi care ai naturalisti (vedi ipotesi “Gaia”), che volendo potrebbero perfino ricollegarsi ai vortici plasmatici di Meaden, chiudendo così il cerchio.  

È evidente che tutto ciò generi confusione e mistificazioni. La mia prima speranza, nello scrivere questo libro, era quella di fare luce e chiarezza in questa giungla di approssimazioni e insinuazioni.  Ci sono voluti dieci anni di studio e 400 pagine, ma credo alla fine di essere riuscito nel mio proposito.

Ringraziamo Leonardo Dragoni per l'intervista e la pazienza.  Per ulteriori informazioni o se siete interessati ad approfondire l'argomento vi rimandiamo al suo libro, con alcune informazioni a seguire.


La Verità sui cerchi ne Grano, aspira invece ad affrontare l'argomento del crop circling nella sua interezza ed in modo ateo ed oggettivo. Si tratta di un lavoro di approfondimento sulle principali indagini che nell'ultimo ventennio hanno maggiormente animato il dibattito culturale specialistico sui cerchi nel grano. L'approccio è saggistico, scientifico, e moderatamente scettico (pur rimanendo possibilista e conservando fluidità e leggerezza di esposizione). Vengono prese in esame le principali teorie sulla natura e l'origine dei pittogrammi, e sottoposte a contraddittorio al fine di evidenziare i punti critici e la parziale inadeguatezza, sostanziale e metodologica, delle evidenze portate a supporto delle stesse.

Leonardo Dragoni, dottore in scienze politiche, ha conseguito due master in discipline umanistico-sociali. Da sempre appassionato del fenomeno dei cerchi nel grano, dal 2005 gestisce il sito "cropfiles.it", che è considerato un punto di riferimento per la casistica di tutti i crop circles italiani dalle origini a oggi.

L'autore, oltre ad ever visitato personalmente diverse formazioni apparse in Italia, ha avuto collaborazioni professionali con importanti Gruppi di ricerca quakificati e con riviste internazionali di settore.

Ha inoltre presentato, tramite Cropfiles.it, numerose pubblicazioni Online, interviste, ricerche, studi e approfondimenti inerenti alla tematica dei cerchi nel grano.

 


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Commenti: 11
  • #1

    Ulisse (venerdì, 27 gennaio 2012 19:19)

    I cerchi restano qualcosa di meraviglioso e indescrivibile. Solo chi ne ha visto uno o è stato all'interno può capire... certo sarà suggestione sarà voglia di qualcosa che va oltre però chi se ne frega è bello viverlo.
    D'accordo con Leonardo che il fenomeno è però in calo, ormai i cerchi più complessi sono già stati fatti ! cos'altro potrebbero investarsi?!

  • #2

    KOSLINE (venerdì, 27 gennaio 2012)

    Per me , non esiste nada di discutibile , sono Palesemente , Fisicamente , artefatti Umani , basta ricercare bene le cose e si noterà che le anomalie che vorrebbero far certificare la natura Aliena , sono , ho false, o cose naturalissime , ma spacciate per artefatti Alieni ,da chi conosce poco la tematica (in buona fede) o da chi si ostenta a volerci speculare (in mala fede) . XD !!!

  • #3

    Yale (venerdì, 27 gennaio 2012)

    ho letto tanti testi sui cerchi e più che l'aspetto paranormale mi colpisce l'aspetto sociologico che hanno saputo creare, poche volte ci siamo trovati di fronte a un fenomeno più globale. Se potrò leggerò con piacere il libro lo farò.

  • #4

    Giovanni Fioroni (venerdì, 27 gennaio 2012 20:13)

    Ufo e cerchi nel grano sono legati per non si capisce quale motivo. Legare in modo esplicito il fenomeno dei cerchi nel grano e quello degli UFO, è fuorviante. Essi sono semplicemente arte.
    La discussa formazione di Chilbolton il 19 agosto 2001, che rappresenta una sorta di "risposta" al messaggio radio lanciato nell'ambito del programma SETI dal radio osservatorio di Arecibo (Puerto Rico) può essere solo opera umana. Al netto di tutto mi piacciono i crop

  • #5

    Lau23 (venerdì, 27 gennaio 2012 20:20)

    Seguo cropfiles da tanti anni e lo ritengo una risorse per i cerchi italiani davvero tanti complimenti! Volevo sapere un'informazione il libro contiene anche tutte le immagini dei cerchi italiani? mi interesserebbe saperlo! grazie

  • #6

    Tecnicolor (sabato, 28 gennaio 2012 14:46)

    M sembra il modo giusto di affrontare la questione

  • #7

    Eone Nero (domenica, 29 gennaio 2012 16:51)

    Intanto da anni si attende confutazione di questo

    http://ufoonline.freeforumzone.leonardo.it/discussione.aspx?idd=9996044

    Al momento attuale non esiste un singolo indizio che escluda la natura umana di tutti i cerchi, il resto sono semplicemente speculazioni e distorsioni dovute a chi ha deciso di fare l'argomento fonte di business, gli alieni hanno altro da fare che fare cerchi per favorire viaggi organizzati, conferenze, libri, dvd, musiche rilassanti e seminari.

    Prego ad un'attenta lettura di quanto ho riportato, e ripeto che al momento nessuno è stato in grado di confutare, questo dovrebbe dare da riflettere.



    Invito a leggere la raccolta

  • #8

    Ottavio Novo (domenica, 29 gennaio 2012 19:49)

    Non tutto è speculazione Eone, i libri si scrivono per spiegare, e guadagnare non sempre un male. Spielberg quando ha fatto i film sull'olocausto ci stava speculando o ha solo spiegato? Infine devo dire avendo avuto modo di leggere il libro che lo trovo ragionevole e onesto, sia questo che i lavori di Andrea Feliziani e di altri. Quindi è solo che bene poter leggere le cose e farsi una cultura.

  • #9

    Eone Nero (domenica, 29 gennaio 2012 22:34)

    Ottavio, forse hai interpretato male quello che ho scritto.

    Comunque Spielberg ha pensato ampiamente anche alle sue tasche da buon genio, ma di certo se devo apprendere una parte della storia non vado a vedermi un film, apro i libri e non quelli sensazionalistici.

    Nel mio post mi sono riferito alle speculazioni fatte sui campi di grano, facendogli credere alieni alle masse.

    Quindi ben venga l'informazione basti che sia seria, rigorosa, documentata e non sensazionalistica.

    Il libro qua citato mi pare un esempio di analisi critica del fenomeno, ma vediamo che lavori come questi sono una minima parte, dato che le masse sono interessate a sentirsi raccontare favole come ai tempi di Esopo.

    Penso che converrai con il fatto che i cerchi sono un ottimo business per chi li fa, e per chi tiene in vita l'illusione che siano fatti da entità extraterrestri.

  • #10

    Carmine 88 (lunedì, 30 gennaio 2012 17:21)

    Mi complimento per come si è dato spazio all'argomento in modo rigoroso.
    Ho visitato molti cerchi e confesso che era più la voglia di vederli e fotografarli che la convinzione che fossero messaggi alieni. Però indagare è giustissimo e l'approccio deve essere sempre scientifico. Se potrò acquisterò il libro, anche se è un pò caruccio ma so che per gli indipendenti è difficile stare su prezzi più bassi. Saluti a tutti!!

  • #11

    XXX (martedì, 31 gennaio 2012 03:23)

    @Giovanni Fioroni tu nel tuo 4 fai una domanda...."Ufo e cerchi nel grano sono legati però non si capisce per quale motivo"..... Secondo me questo legame dipende dal fatto che secondo alcuni testimoni gli UFO lasciavano l'impronta sul terreno oppure nel campo di grano....forse molti interessandosi del fenomeno UFO avranno visto foto con l'impronta circolare lasciata da ipotetici UFO nei campi di grano o nei terreni,notate bene non sto parlando dei disegni nel grano ma dalle semplici impronte degli ufo rivelatesi poi delle bufale inscenate dai proprietari dei campi. Secondo me è questo il legame IMPRONTA NEL GRANO.....TRASFORMATASI POI IN CERCHI NEL GRANO