Umane fin troppo, le scimmie sono davvero simili a noi ?

Simili all'uomo lo sono sempre stati ma solo ora la scienza, grazie a studi più specifici, se ne sta rendendo conto. Scoprendo che gli scimpanzè (ma anche i bonobo, gli orango...) non solo giocano in modo inquietantemente simile ai nostri bambini, non solo usano agilmente mestoli e altri utensili "moderni", ma se istruiti il minimo indispensabile giocano anche d'azzardo, adattano il linguaggio al pubblico che hanno di fronte, sanno intuire se un consimile è più ignorante di loro e se c'è qualcosa di urgente da comunicare danno l'allarme al branco, mossi da un sentimento evoluto in teoria tipico della specie umana: la solidarietà.

Analisi di un dilemma che dura da anni: che diritti dare ai nostro più prossimi antenati?

Secondo scrittori come Peter Høeg, che con "La donna e la scimmia" scandalizzò il mondo raccontando l'amore tra un umano e un primate, i nostri antenati antropomorfi sono decisamente meglio di noi, intelligenti ma non smaliziati, giocherelloni ma mai superficiali, specialmente se di mezzo ci sono i consimili. Spaventato e affascinato da tutto questo, l'uomo ha dedicato alla vicinanza tra scimmia ed essere umano capolavori di fantascienza e documentari rivoluzionari. Come quello che ha ispirato il film "Project Nim", vincitore di una sezione speciale dell'ultimo Sundance Film Festival, basato sulla storia vera di un esperimento condotto negli anni '70 in America su un cucciolo di scimpanzé, strappato alla madre e cresciuto in una famiglia umana composta da due genitori e sette figli.

La vita della scimmia Nim Chimpsky mostrò per la prima volta all'opinione pubblica quanto questi animali siano simili a noi. Oggi sull'argomento sappiamo molto di più. Una ricerca dei dipartimenti di Psicologia e Biologia evolutiva dell'università di Parma ha ad esempio rivelato che le scimmie, se stressate o eccitate, riescono a parlare, o meglio a "vocalizzare", ed è proprio grazie a questi suoni complessi che avvisano i compagni in caso di pericolo, come spiegano gli studiosi del Max Planck Institut di Lipsia in Germania e dell'Università britannica di St. Andrews. Lo stesso istituto di ricerca tedesco ha anche dimostrato che gli scimpanzè sono capaci di barattare sesso in cambio di cibo, instaurando relazioni durature con i membri del branco disposti a procurare qualcosa da mangiare. E le abilità nella strumentalizzazione sessuale non finiscono qui: le bonobo, promiscue e "passionali" per definizione, secondo uno studio scozzese durante il coito gemono di piacere in modo anche forzato per ringraziare il maschio alfa e rendersi più gradite ai suoi occhi. Ma, al di là del sesso in età riproduttiva, il comportamento sociale delle scimmie è simile al nostro fin dai primi anni, tanto che, secondo uno studio dell'Università di Pisa e dell'istituto di Scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle Ricerche (Cnr) di Roma, fino a tre anni anche i cuccioli di scimpanzè, come quelli d'uomo, preferiscono il gioco solitario, per poi avvicinarsi ai compagni crescendo.

Le ricerche che negli ultimi anni hanno dimostrato quanto sia sottile il gap tra noi e i primati sono talmente tante che i National Institutes of Health (Nih) statunitensi hanno chiesto a una commissione d'inchiesta costituita da esperti dell'Institute of Medicine e del National Research Council di stabilire limiti etici precisi quando si tratta di usare gli scimpanzè a scopi di sperimentazione. E siccome spesso sono loro a finire in laboratorio (proprio a causa della loro vicinanza con l'uomo), la comunità scientifica si trova oggi nella scomoda posizione di chi ha trovato la cavia ideale ma deve farsi degli scrupoli a usarla, perché essa è quasi un essere umano.

Qualunque tipo di sperimentazione animale è deplorevole, ma nel caso delle scimmie il discorso è ancora più delicato perché, stando agli ultimi dati raccolti, quelle maggiormente evolute soffrono come noi la solitudine e il dolore, hanno il senso della dignità e si affezionano in modo "umano" a chi gli sta accanto. Difficile, sottolinea il rapporto della commissione Usa, pubblicato su Science, pensare con nonchalance di ingabbiare questi animali e sottoporli ad esperimenti.

Negli ultimi 10 anni, negli Stati Uniti gli scimpanzé sono stati protagonisti di 110 progetti di ricerca. Nella metà dei casi si è trattato di studi sull'epatite C, il resto di genomica comparativa, neuroscienze, comportamento e malattie infettive. Fini nobili e utilissimi raggiunti facendo pagare alle cavie un prezzo molto salato: per capire quanto basta guardare il video in cui Alfred, David, Xsara, Susi ed altri 34 scimpanzè vengono liberati dopo 30 anni di sperimentazioni in un laboratorio austriaco. L'abbraccio che si danno una volta in libertà ha qualcosa di talmente umano che sembra impossibile che ad infliggere loro questa tortura siano stati i cugini più evoluti. Ma del resto, come scrisse Pierre Boulle più di quarant'anni fa ne "Il pianeta delle scimmie", non bisogna fidarsi dell'uomo, "il solo fra i primati di Dio che uccide per passatempo, o lussuria, o avidità". 

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