Scoperte le basi della vita su Plutone: ecco cosa significa

Su Plutone potrebbero esserci le condizioni base per la formazione di "vita". A fare la straordinaria scoperta sono stati gli scienziati del Southern Research Institute che hanno analizzato i dati forniti dal telescopio spaziale Hubble. I dati emersi sono strabilianti, sulla superficie di Plutone, il pianeta più lontano del sistema solare, vi sarebbero composti di molecole di carbonio e azoto, elementi primari per la formazione di vita. Secondo gli scienziati esisterebbe anche una sorta di "mare" a circa 135 chilometri di profondità, sotto lo spesso strato di azoto ghiacciato. Anche la presenza di acqua può essere condizione determinante per la formazione di forme di vita anche se primitive. Nel 2015 una sonda della Nasa raggiungerà la superficie di Plutone e darà il via ad una serie di prove ed esami che potrebbero riservare straordinarie scoperte scientifiche.

Intanto cerchiamo di capire cosa significa realmente tutto questo.

Come abbiamo detto la è scoperta fatta da un team di ricercatori del Southwest Reserach Intitute di Boulder, in Colorado, e della Nebraska Wesleyan University, che hanno terminato l’analisi di una miriade di dati raccolti attraverso le ultime osservazioni del telescopio spaziale Hubble. Gli scienziati, che hanno riportato le proprie considerazioni finali sulle pagine dell’Astronomical Journal, ritengono che sulla superficie di Plutone vi siano molecole complesse di carbonio e azoto, i cosiddetti “mattoni della vita”.
Il telescopio Hubble
Il telescopio Hubble
La scoperta è stata possibile grazie al Cosmic Origins Spectrograph, spettrografo installato a bordo del telescopio spaziale Hubble. Questo strumento ha permesso di notare come la superficie di Plutone assorba la luce ultravioletta. Secondo gli scienziati la produzione delle sostanze chimiche responsabili dell'assorbimento dei raggi Uv sarebbero i raggi cosmici (o i raggi del Sole) che, colpendo Plutone, scindono il metano e il monossido di carbonio ghiacciati presenti sulla superficie dando origine a composti organici complessi. Gli scienziati sono quasi certi sia in atto una qualche reazione che sta di fatto modificando la superficie del pianeta e, presumibilmente, anche la sua pressione atmosferica.
Conferme potranno arrivare soltanto nel 2015 - “È una scoperta molto eccitante - spiega Alan Stern, ricercatore del SwRI e coautore dello studio - perché queste molecole complesse potrebbero anche essere le responsabili delle variazioni di colore della superficie di Plutone, che tende sempre di più al rosso”. Il più gelido e remoto dei corpi celesti del nostro Sistema Solare, dal 2006 non più considerato pianeta, sembra dunque nascondere ancora tantissimi segreti che potranno esser in parte svelati soltanto in futuro, quando prenderà il via la missione New Horizon della Nasa, prevista per il 2015.

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Commenti: 2
  • #1

    Guido (martedì, 03 gennaio 2012 17:01)

    Notizia sensazionale! Spero che continueranno a fornire al mondo le informazioni relative al mutamento di questo pianeta con continuità anche se ne dubito fortemente. Piccolo e isolato dal sistema solare, targato come morto e con risorse troppo piccole per ospitarne la vita ed ecco invece che si mostra pronto a regalarci delle fantastiche novità!

  • #2

    Luca (mercoledì, 04 gennaio 2012 05:41)

    Sembra che si vada sempre più verso la conferma che la vita nel cosmo è ben più probabile di quanto sia sembrato solo fino a poco tempo fa. Dai vulcani di Io,ai mari di Europa. Da Encelado,a Titano...sempre più "anomalie" vengono alla luce. Alla base dell'universo,sembra esserci una certa facilità allo
    sviluppo della vita,già solo nei nostri paraggi. Figuriamoci se poi verrà scoperto(e sento che succederà,prima o poi)che le basi della vita non debbano per forza essere degli amminoacidi.
    Darei tutto per poter essere un uomo dell'anno 20000. A quell'epoca,se esisteremo ancora,saremo sicuramente una civiltà spaziale,nella più ampia accezione del termine.