Betelgeuse, la supergigante rossa da spettacolo

La nuova spettacolare immagine della stella supergigante Betelgeuse -distante circa 660 anni luce dalla Terra-, ripresa dagli astronomi dell’Osservatorio Europeo Meridionale (Eso) utilizzando lo strumento VISIR del Very Large Telescope (VLT), rivela un complesso intreccio di polveri e gas nebulari attorno alla stella, con una risoluzione da record, mai raggiunta prima. I dettagli sono così precisi e stupefacenti da svelare la struttura filamentosa ed asimmetrica della “nebula” che ricorda quella delle fiamme nucleari emesse dagli astri morenti. Gas che non si propagano tanto facilmente in tutte le direzioni, spinti dai poderosi venti stellari alimentati dai fortissimi campi magnetici. Che su Betelgeuse danno vita a un’attività parossistica di “dimagrimento” con l’emissione di grandi quantità di radiazioni e di massa stellare nello spazio. Betelgeuse, una stella rossa supergigante posta, secondo il nostro convenzionale punto di vista terrestre, nella magnifica costellazione di Orione (in Italia visibile d’Inverno), è uno degli astri più brillanti del cielo. Continua dopo il salto.

Una simulazione dell'esplosione di Betelgeuse
Una simulazione dell'esplosione di Betelgeuse

È la seconda stella più luminosa di Orione dopo Rigel. Ma è anche uno dei più grandi e massicci della nostra periferia galattica. Betelgeuse potrebbe occupare tranquillamente tutto lo spazio compreso tra il Sole e l’orbita di Giove nel nostro Sistema Solare, irradiando cinque Unità Astronomiche, cioè cinque volte la distanza tra la Terra e il Sole. Le immagini del Very Large Telescope mostrano la materia stellare che avvolge Betelgeuse in gusci sempre meno densi e più estesi che raggiungono distanze dell’ordine dei 60 miliardi di chilometri dalla superficie dell’astro. Cioè 400 volte la distanza tra il Sole e la Terra. Gli astronomi e gli astrofisici sanno che le supergiganti rosse come Betelgeuse rappresentano uno degli ultimi stadi (età) di vita delle stelle particolarmente grandi e massive. In questo relativamente breve periodo, gli astri come Betelgeuse si “gonfiano”, aumentano le loro dimensioni mano a mano che il combustibile nucleare che li alimenta (l’idrogeno) si esaurisce, sostituito dall’elio e poi dagli altri elementi più pesanti che però non possono controbilanciare con le loro reazioni termonucleari l’immensa “mole” gravitazionale di queste supergiganti. Che tendono a collassare inesorabilmente verso il nucleo. Per allontanare nel tempo lo scenario disastroso dell’esplosione stellare, la Natura inizialmente permette loro di liberarsi della massa in eccesso che può essere espulsa nello spazio cosmico sotto forma di gas nebulare e radiazioni, a ritmi parossistici. Come dire che in 10mila anni stelle come Betelgeuse si liberano di materia pari alla massa totale del Sole. Gli scienziati dell’Eso evidenziano due fenomeni particolari: il primo è la formazione di enormi pennacchi di gas (più modesti rispetto a quanto rivelano le immagini della nebula di Betelgeuse, un indizio molto importante ma non definitivo!) che si estendono dalla stella verso lo spazio.

Pennacchi già sotto osservazione usando lo strumento NACO del VLT; il secondo fenomeno, all’interno dei pennacchi espulsi, è il fortissimo “respiro” della supergigante Betelgeuse immortalato nel vigoroso movimento delle enormi bolle di gas sulla superficie stellare, molto simile a quello dell’acqua in ebollizione. I nuovi risultati presentati sul prestigioso Astronomy & Astrophysics dal team di astrofisici guidati da Pierre Kervella e Guy Perrin del “LESIA, Observatoire de Paris / CNRS, Université Pierre et Marie Curie”,  mostrano che i pennacchi più vicini alla stella sono probabilmente connessi alle strutture nebulari più esterne ora fotografate nella luce infrarossa dal Very Large Telescope dell’Eso. La nebula è invisibile ai nostri occhi, ossia alle lunghezze d’onda più familiari, poiché lo splendore di Betelgeuse la offusca completamente. La forma asimmetrica e irregolare della massa proiettata nello spazio indica che la Natura non predilige la modalità simmetrica per far dimagrire queste stelle. Le bolle di materia stellare e i pennacchi giganti che si formano e si osservano su Betelgeuse potrebbero essere responsabili dell’aspetto globuloso della nebula. Le nuove immagini ne evidenziano anche la natura: polveri di silicati e di alluminio, la materia che forma la crosta dei pianeti rocciosi come la Terra. La deduzione è ovvia. Miliardi di anni fa, prima della nascita del Sole, i silicati terrestri e i minerali che formano e colorano il nostro corpo e il nostro sangue, furono cucinati da una superstella (ora estinta) molto simile a Betelgeuse. Quindi, siamo tutti figli nucleari delle stelle.

© Nicola Facciolini

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Commenti: 1
  • #1

    KOSLINE (venerdì, 24 giugno 2011 14:23)

    vai farza super telescopi , sono proprio affascinati ed entusiasmanti le loro scoperte .....