Segnale extraterrestre, e se fosse già in mezzo ai dati del Seti ?

In questi giorni è giunta notizia che il Seti tenta di andare avanti nonostante la crisi. La nuova caccia alla vita su altri pianeti è partita nei giorni scorsi grazie al Green Bank Telescope in West Virginia, il più grande radiotelescopio del mondo, fornito di una parabola di cento metri quadrati orientabile in qualunque direzione. Il radiotelescopio ha da poco iniziato ad analizzare i segnali di una rosa sceltissima di 86 pianeti extrasolari, individuati tra quelli che hanno, per le loro caratteristiche, maggior probabilità di avere degli «inquilini». Ma siamo sicuri che fin'ora non abbiamo ancora sentito niente di speciale? Quarant'anni di progetto Seti hanno fatto accumulare una quantità di dati enorme. E' possibile che da qualche parte, tra questi dati, si trovi l'impronta di una civiltà extraterrestre, insomma un segnale che non abbiamo ancora riconosciuto? I rilevatori Seti possono essere ingannati da molti segnali terrestri: rediazione diffusa dai telefoni cellulari, radar per applicazioni militari e cosi via. Gli astronomi del Seti prestano sempre attenzione a queste fonti di interferenza e di solito riescono a identificarle correttamente. Rimangono però alcune intriganti eccezioni: il progetto META, per esempio ha registrato diversi segnali non casuali che potevano essere trasmissioni intelligenti. Ma allora questi segnali ci potrebbero essere già stati?

Il problema è che ogni volta che gli astronomi riposizionano i loro telescopi, puntandoli nella direzione da cui era provenuto il segnale, non trovano nulla: i segnali non si ripetono mai. Forse erano davvero trasmissioni intermittenti di una civiltà aliena, il raggio di un faro che si è posato sulla Terra prima di spostarsi. O forse erano semplici interferenze tadio ancora non identificate.

Un ulteriore problema nasce dall'interpretazione dei dati registrati dai telescopi. Osserviamo fotoni emanati da lampi di raggi gamma e ne spieghiamo l'origine in termini di palle di fuoco generate da un cataclisma, rileviamo fotoni provenienti da altre stelle con un eccesso di infrarossi e deduciamo che la stella è avvolta da polveri; troviamo uno spettro termico e sosteniamo che proviene da un corpo nero. Eppure tutte queste osservazioni potrebbbero essere spiegate anche in termini di attività extraterrrestri. Le civiltà aliene potrebbero comunicare tra loro scambiandosi lampi di raggi gamma, uno dei segni della presenza di una sfera di Dyson è un eccesso di infrarossi, per osservatori ignari come noi il metodo comunicativo più efficace, non è distinguibile dalla radiazione liberata da un corpo nero.

In pratica la difficoltà è che siamo incastrati su un pezzo di roccia avvolto da un'atmosfera densa, e cerchiamo di dare un senso all'Universo interpretando quei pochi fotoni che i nostri telescopi riescono - ogni tanto- a intercettare. E' una vera e propria sifda. A volte gli scienziati potrebbero sbagliarsi, è vero. D'altra parte, se possiamo spiegare queste osservazioni come fenomeni naturali non c'è bisogno di postulare l'esistenza degli alieni. Quindi quando osserviamo per esempio, che gli spettri di quasi tutte le galassie presentano un redshift, (il fenomeno per cui la frequenza della luce, quando osservata in certe circostanze, è più bassa della frequenza che aveva quando è stata emessa) è più che sufficiente attribuire il fenomeno all'espansione dell'universo, una spiegazione abbastanza fantastica di per sé.

Non ci serve immaginare, come è stato fatto in un racconto di fantascienza che i redshift siano i gas di scarico di astronavi aliene in allontanamento dal nostro pianeta.

Dobbiamo sperare che civiltà avanzate producano segnali inequivocabili e chiaramente distinguibili da rumore. Dobbiamo sperare che i loro segnali siano forti; se la nostra attuale generazione di telescopi rivelerà una sensibilità inadeguata a qyuesto compito avremo sprecato quarant'anni e oltre di osservazioni.E dobbiamo sperare infine che i segnali vengano ripetuti frequentemente. Sarebbe un peccato gravissimo se avessimo già registrato un segnale ma non potessimo dimostrare che proviene da una civiltà aliena avanzata.

Intanto aspettano questi segnali che ci tolgano ogni dubbio tifiamo per il «Green Bank» che punterà la sua immensa parabola per 24 ore su ogni corpo celeste, alla ricerca di segnali radio che possano rivelare una qualche attività intelligente. «Abbiamo scelto i pianeti con una temperatura fra 0 e 100 gradi - ha spiegato Dan Werthimer, uno dei fisici coinvolti - ovviamente non siamo sicuri che proprio in questi ci sia vita, ma sono un buon punto di partenza». Il telescopio americano è in grado di registrare quasi un gigabyte di dati al secondo, e farà scansioni in un ventaglio di frequenze 300 volte superiore a quelle del «concorrente», il radiotelescopio di Arecibo, a Porto Rico. Questo altro radiotelescopio, utilizzato in passato per analoghi progetti, è stato orientato su stelle simili al Sole invece che su pianeti simili alla Terra. E, per gli esperti, forse è questo il «particolare» che potrebbe fare la differenza. Per riuscire a elaborare l'enorme massa di dati accumulata dal «Green Bank» servirà un anno e anche un aiuto da parte degli utenti di Internet: chiunque vorrà «donare» un po' di capacità di calcolo del proprio pc di casa potrà infatti farlo collegandosi con il sito Seti home. Si torna all'uno per tutti e tutti per uno, come ai vecchi tempi, sperando di non invecchiare senza niente in mano.

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Commenti: 1
  • #1

    kimaka (venerdì, 03 giugno 2011 00:59)

    concordo con l'articolo e commento:non siamo pronti,oppure in definitiva li vogliamo o no sti alieni in modalita' ufficiale?Elementare la risposta:no e poi no per i motivi sia commerciali sia di poteri forti:momentaneamente si intende...