Gli Alieni terapia dell'immaginario occidentale ?

E’ forse la prospettiva di una chiarezza che non c’è, di una forma di conoscenza terapeutica a ridosso di un boom cognitivo senza precedenti, ma la figura dell’alieno è stata la più stressata valvola di rappresentazione dell’immaginario nella nostra civiltà moderna da due secoli a questa parte. Onore a Herbert George Welles, padre della fantascienza, che nel 1897 pubblica il suo romanzo più famoso, “La guerra dei mondi”, critica indiretta al colonialismo europeo ed alla sua violenta presunzione di poter governare ovunque alla luce della propria superiorità tecnologica. Superiori erano gli alieni, più alti, forti, tecnologicamente potenti. Tanto di cappello anche agli illustratori della prima edizione londinese che uscì nel finire del XIX secolo: in copertina erano disegnati cervelloni striscianti dai mille tentacoli orali invadono una terra desolata a cavallo dei loro veicoli, i tripodi, simili a dischi volanti con capsula sporgente di pilotaggio: sembrano i satelliti odierni. La bella analisi di Alessio di Lella.

La sfida di una rappresentazione esorcistica dei propri limiti, dei propri parametri di civiltà nei confronti di un diverso, di un abitante dell’altrove, è stata oggetto del cinema hollywoodiano e delle sue politiche culturali del secondo dopoguerra. Nel 1950 Irving Pichel gira “Uomini sulla luna”, dove tre arditi statunitensi si alleano per organizzare una spedizione sulla luna prima dei sovietici. Primo film politico sul “viaggio nello spazio”, è nella fiction che gli americani pronosticano e vincono la guerra tecnologica aggiudicatasi dal vero in quel 20 luglio 1969 per mezzo del razzo vettore “Saturno 5”. Quel film portò a casa il riflesso della guerra contro i Russi ed un immaginario sullo Spazio che verteva sugli antagonisti di quello scontro. Non è azzardato affermare che gli alieni nel cinema americano, negli anni ’50, erano comunisti. “Ultimatum alla terra” (Robert Wise, 1951) parla di un alieno, Klaatu, che arriva sulla terra portando un piccolo dono. Quando un nostro spaventato soldato apre il fuoco, dal disco volante esce un gigantesco robot, Gort, che annienta le forze militari circostanti con un raggio ad energia nucleare. Klaatu decide allora di ispezionare il nostro pianeta e lascia in sorveglianza Gort: per tutto il film, l’agghiacciante presenza di quell’automa dai poteri nucleari tiene a bada le intenzioni militari del Governo. Resosi conto dopo alcuni diplomatici tentativi che sul nostro pianeta è impossibile aprire un dialogo se non accordandosi con parti di fazioni in guerra permanente, Klaatu avvisa i nostri Governatori: se non cessano subito lo stato di belligeranza, in quanto pericoloso per l’ordine del sistema galattico, sarà costretto ad annientare l’intero pianeta Terra. Klaatu riparte con questo monito, un ultimatum di terrore che lascia senza parole, così come “senza conclusione” è il film, che si chiude proprio dopo la pronuncia dell’ultimatum. “Ultimatum alla terra” è un film sulla deterrenza nucleare, quella che poi determinerà la guerra fredda tra Stati Uniti e Russia. Se il film di Wise parla di una sovversiva diplomazia di guerra da parte di un invasore, con “La cosa da un altro mondo” (Christian Nyby, 1951) succede il contrario: il problema inizia in fase di missione esplorativa per ispezionare un oggetto non identificato atterrato in Antartide. Alla riscoperta di un corpo congelato di un extraterrestre, per errore un nostro soldato pone su di esso una coperta termica, riportandolo in vita. E’ il primo film su un mostro venuto dallo spazio: la cosa, l’invasore d’oltreoceano, è un nemico crudele e sanguinario. Non sanguinari, ma “manipolatori” mentali sono invece gli alieni che atterrano attraverso enormi bacilli ne L’invasione degli ultracorpi (Don Siegel, 1956). Anch’esso parabola anticomunista, il film è un’inquietante e suggestiva invasione della coscienza degli abitanti di una tranquilla cittadina americana. La “civilizzazione aliena” conduce ad uno stato di terrore quotidiano dove l’ordine politico e sociale viene sovvertito da un principio piatto di uguaglianza e indifferenza.

Servirà un regista dichiaratamente “di sinistra” come John Carpenter per ribaltare l’immagine aliena nel cinema americano. Nel suo film “Essi vivono” (1988), un operaio disoccupato di Los Angeles viene in possesso di occhiali da sole magici che permettono di vedere “attraverso” la realtà. Una volta indossati, scopre che la nostra società è colonizzata dagli alieni, i volti dei quali si celano dietro le persone che ci circondano, e molti dei quali allacciano rapporti con “umani” magnati e grandi industriali. Il protagonista legge messaggi subliminali dietro le banconote, i cartelloni pubblicitari, la televisione: “obbedisci”, “guarda la tv”, “il denaro è il tuo Dio”. Se dunque gli alieni negli anni ’50 erano comunisti, nella spietata disamina di John Carpenter essi sono capitalisti, affaristi liberali. Eppure, era proprio un virus che attaccava il “libero mercato” ad essere il soggetto dello stupendo “Alien” di Ridley Scott (1979, avente due sequel: “Aliens”, 1986, di James Cameron, e “Alien3”, 1996, di David Fincher). Suggestiva macchina per mettere spavento, il film di Ridley Scott sfocia nell’horror nel momento in cui rappresenta la figura dell’ignoto in quella deforme figura aliena dal cervello enorme. L’astronave da carico Nostromo, durante una sosta fuoriprogramma in un pianeta sconosciuto, viene invasa da una creatura aliena che semina terrore nell’equipaggio. Sono in errore i commercianti, che deviano le proprie operazioni di trasporto, o è sotto accusa la terra straniera dove il commercio, il progresso, viene portato ma rimane vittima di un attacco sanguinoso?

La trilogia di Scott – Cameron – Fincher introduce la caratterizzazione mostruosa nella figura dell’alieno. Se prima gli alieni erano “umanoidi”, razze meglio sviluppate o eleganti figure diplomatiche come il Klaatu di “Ultimatum alla terra”, negli ultimi due decenni la sua figura s’è intrisa di una mostruosità informe e disgustosa. Ciò è probabilmente dovuto all’assenza di una minaccia territoriale o politica ben definita nella società della violenza di fine secolo. E’ anche vero, però, che a tale palinsesto di orrore mostruoso c’è stato un antipodo di “non rappresentazione” che ha visto nella figura dell’alieno una semplice entità, un punto interrogativo, un “x-file”. Nel 1998 fu Barry Levinson, regista sempre attento alle politiche culturali e comunicative del mondo americano, a portare sul grande schermo un romanzo di Michael Crichton del 1987, “Sfera”. Nel film di Levinson, l’alieno è una creatura informe, para-dimensionale, che non ha fisicità se non nella sua essenza perfetta, che è appunto quella di una sfera. Thriller suboceanico, “Sfera” sembra essere il punto di non ritorno del nostro immaginario sull’alieno: esso c’è, agisce sulle nostre menti e sulle nostre percezioni spaziotemporali, ma non si lascia interpretare, scrutare con dovizia. Del resto, giusto un anno prima, il film “Contact” di Robert Zemeckis indagava proprio questa tematica aliena: le forme di vita aliene si captano, ma non si mostrano a noi, né si presentano sul nostro territorio; cercano soltanto di instaurare una forma di comunicazione fredda con le nostre migliori menti. Film sulla percezione, sul fuoricampo, sulla poetica del sentire che suggestiona il senso della vista, “Contact” era uno degli ultimi disillusi interpreti di una minaccia che non c’è, di un diverso che vuole conoscerci. Tutto il resto, nel terzo millennio, è storia. Buona parte del mondo occidentale è oggi in guerra. Hollywood riporta sul grande schermo la minaccia in tutta la sua mostruosità. Profetico, al finir del secolo, fu Roland Emmerich, che col suo fantacolosso “Independence Day” (1996) ridiede forma e volto alla figura aliena in un periodo in cui questa sembrava andarsi spegnendo. Mostruosi, telepatici e polipeschi alieni invadono l’America e il resto del mondo. Il film, americocentrico più che mai, patriottico, ottimista, deridente del pacifismo e dell’ecologia, porta la guerra agli alieni alla ribalta. Si apre un decennio di lotte al cinema, remake, guerre, contatti, culminato col catastrofico “Cloverfield” (2008) del geniale J.J.Abrams, produttore di Lost. Manhattan, sede ideale di un mostro dalle dimensioni sproporzionate (Godzilla insegna), viene invasa da un distruttore senza nome che sovverte la stabilità dei civili. Brand multimediale della vendita del terrore, in rete, al cinema, sulla carta e in televisione questo mostro non si è visto se non nella sua uscita al cinema. Un film potente, che congiunge l’avvento del terrore con la sua visione “in diretta”, così come gli strateghi dell’11 settembre hanno mirabilmente messo in atto con la regia degli attentati, lasciando un gap di 18 minuti tra il primo e il secondo attacco aereo affinché avessimo il tempo di piazzare le telecamere e vedere la morte in diretta mondiale. Contemporaneo, documentaristico, digitale, accumulatore psichedelico di lampi di catastrofe, “Cloverfield” è un sovraccarico ideologico dell’invasore di Manhattan, il terrorista apocalittico, l’alieno inaffrontabile nei confronti del quale abbiamo solo una possibilità: filmare, e vedere impassibili la distruzione della nostra storia.

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Commenti: 8
  • #1

    Lorenzo (sabato, 28 maggio 2011 17:03)

    Dovreste citare anche The Mist, dove il principale messaggio trasmesso agli spettatori è la paura degll'ignoto, di una dimensione parallela che vomita mostri enormi e famelici nella nostra dimensione, di un varco spazio-temporale aperto in seguito ad un esperimento da parte dei soliti militari sfuggito di mano agli scienziati americani; Il tentativo inutile di porre rimedio a quanto di catastrofico si è eriuscito a creare, attraverso il dispiego di forze armate terrestri ed aeree, giunge in ritardo e probabilmente del tutto inutile.

  • #2

    Lorenzo (sabato, 28 maggio 2011 17:09)

    Il film The Mist è tratto dall'omonimo romanzo di Stephen King, se qualcuno volesse leggerlo ;-)

  • #3

    Remo (sabato, 28 maggio 2011 17:13)

    Non è un caso che tutto proviene da un mondo protestante che vede la loro società migliore dalle altre, le loro malefatte non potendo essere punite per mezzo di altre civiltà terrestri si appellano alle civiltà extraterrestri. Questi ammettono semplicemente che ( come afferma la Mazzantini) non ci si salva da soli, o con un semplice esame di coscenza.
    Le colpe le si espiano, quel mondo avendo dileggiato il sacramento della confessione si è dato alla fantascienza sacramentale.

  • #4

    KOSLINE (sabato, 28 maggio 2011 18:05)

    se fossi un ALIENO(brutto termine gia' questo la dice lunga !!! FRATELLI DELLO SPAZIO SONO )
    col PIFFERO che attererei qui sulla TERRA !!!!!

  • #5

    lorenzov (sabato, 28 maggio 2011 20:33)

    Ciao a Tutti.
    Tutte le opere cinematografiche citate nell' articolo sono nel mio "archivio" e aggiungo, a proposito di trilogie, che sono rimasto sorpreso nel non vedere citate quelle di Isaac Asimov il piu' prolisso e comunicativo autore di romanzi di fantascienza.
    La prima, giovanile, porta i titoli "uomini, astronavi, robot" la piu' matura porta i titoli "cronache dalla galassia, il crollo della galassia centrale, l'altra faccia della spirale".
    Meno nota e' la qudrilogia di Arthur C. Clarke che inizia con, udite udite, 2001 odissea nello spazio.
    Ho gia' comunicato che sono un appassionato di fantascienza e sono possessore di oltre 300 "Urania" a partire dagli anni '50 fino agli '80.
    Quanto sopra detto vuole solo essere di compendio al succoso articolo che stiamo commentando e mi scuso con la Redazione se esso puo' essere stato assunto quale critica: non e' cosi'.
    Buona serata a Tutti, buona Domenica.
    Sursum corda.

  • #6

    kimaka (domenica, 29 maggio 2011 08:18)

    Innanzitutto bell'articolo ke faro' leggere a mia figlia quattordicenne,l'unica analisi e approfondimento la farei sul film Ultimatum alla Terra:il film e' tratto da un romanzo di fantascienza e nel medesimo le parti sono completamente invertite:l'uomo e' stato creato dal presunto robot.Poi il film fu censurato anke dalla chiesa americana perke' nel film viene curato l'uomo e dice ke puo' guarire molte malattie e quasi far tornare dalla morte:oggi si direbbe in coma e curato con terapia intensiva ma all'epoca la chiesa obietto' ke solo Dio potesse dare o togliere la vita...e poi un consulente del film(nn ricordo il nome)si e' saputo ke era stato consulente dell'aeronautica anke del caso Roswell...giusto per informazione

  • #7

    KOSLINE (domenica, 29 maggio 2011 15:06)

    vedo che ispiro la gente(PSICOPATICA) a chiamarsi come me....

    solo che hai fatto due errori

    uno io uso sempre KOSLINE no kosline e l'altro PSICOPATICO CHE NON SEI ALTRO, che anche se avvolte POSSO ESSERE DURO non ho mai e dico mai scritto una parolaccia .....


    UFOONLINE sa' benissimo che non sono io (sono registrato, e con il mio vero nome )

    se proprio non sai che fare PSICOPATICO DEI MIEI STIVALI vai a fare qualcosa di sociale x la povera GENTE.....

  • #8

    Shepard (domenica, 29 maggio 2011 23:07)

    Oh mio dio Kosline non posso crederci O.o
    Ma cosa combina la gente??