I quattro segnali adatti a scoprire vita nel cosmo

Il Seti ci prova da parecchio tempo. Acronimo di Search for Extra-Terrestrial Intelligence (Ricerca di Intelligenza Extraterrestre), quello di cui parliamo oggi è il programma dedicato alla ricerca della vita intelligente extraterrestre, abbastanza evoluta da poter inviare segnali radio nel cosmo.  Ce ne siamo occupati parecchie volte, dandolo per finito, per "fallito" o forse cercando di metabolizzare una delusione rispetto al progetto proposto nel 1960 da Frank Drake , ma nato ufficialmente nel 1984.
In questi anni, si diceva prima, non ci sono stati segnali interessanti.... siamo proprio sicuri?
Forse bisogna intenderci rispetto a cosa si intende per segnali e capire cosa poterci aspettare.  Di sicuro non abbiamo idea di quale tipo di tecnologia delle comunicazioni potrebbero adottare le civiltà extraterrestri. Se un ingegnere radio del 1939 fosse trasportato in qualche modo a New York negli anni 2000, potrebbe pensare che non c'è nessun segnale radio da lui udibile. E questo perchè ignorerebbe le onde FM, i laser, le fibre ottiche o i satelliti geostazionari. Insomma non avrebbe gli strumenti per captare i numerosi segnali di cui il nostro mondo moderno è pieno. Ora spostiamo il ragionamento alla relazione tecnologica tra noi e gli alieni e il gioco è fatto. Vi spieghiamo cosa dobbiamo ascoltare.

Cerchiamo di fare un breve riassuno dei quattro maggiori metodi di comunicazione che gli alieni ragionevolmente ci potebbero inviare:

 

  • Segnali Elettromagnetici
  • Segnali Gravitazionali
  • Segnali di Particelle
  • Segnali Tachionici

 

Fig. 1: Rappresentazione grafica della propagazione nello spazio di un'onda elettromagnetica.
Fig. 1: Rappresentazione grafica della propagazione nello spazio di un'onda elettromagnetica.

Segnali Elettromagnetici

 

Partiamo dalla parte tecnica: un elettrone immobile genera, a causa della sua carica, una forza elettrica nello spazio circostante - il campo elettrico - che diminuisce come l'inverso del quadrato della distanza.
Supponiamo ora di far oscillare avanti e indietro l'elettrone: il campo elettrico nei punti circostanti viene perturbato a causa del cambiamento di distanza dall’elettrone durante la sua oscillazione.
Una variazione di campo elettrico genera un campo magnetico. Queste oscillazioni del campo elettrico — e quindi anche del campo magnetico — si propagano dall'elettrone generando le onde elettromagnetiche.
Un secondo elettrone, che si trovi fermo ad una certa distanza dal primo, comincerà ad oscillare non appena investito dall'onda elettromagnetica prodotta da quell'elettrone. Anche il campo elettrico del secondo elettrone, allora, verrà perturbato dalle sue oscillazioni e genererà a sua volta un campo magnetico, consentendo così la propagazione dell'onda stessa.
Le dimensioni di un'onda, cioè l'ampiezza, danno una misura dell'intensità dell'onda elettromagnetica, ovvero dell'energia del campo elettromagnetico da essa trasportata.
La radiazione è, dunque, composta da onde elettromagnetiche, consistenti, cioè, nell'oscillazione concertata di un campo elettrico e di un campo magnetico. Queste onde si propagano in direzione ortogonale a quella di oscillazione.
Tutti i corpi celesti producono campi elettromagnetici e l'astronomia consiste proprio nell'utilizzo, registrazione e interpretazione di questi campi. Le lunghezze d'onda degli infrarossi, ultravioletti e raggi sia X che gamma, vengono usati spesso per calcolare ( e/o ipotizzare ) distanze, dimensioni e caratteristiche di quello che si scruta in cielo.
Sappiamo distinguere una segnale elettromagnetico naturale da uno artificiale? Probabilmente si.  Comunque il nostro livello di civiltà ci potrebbe già consentire di capire se ci troviamo di fronte a una stella o per esempio a un uso massiccio di fissione nucleare, prodotta artificialmente, per esempio da una stella manipolata da una civiltà che sa utilizzare energia a livello stellare.

Segnali gravitazionali


Ci sono poi i segnali gravitazionali, forze in grado di agire a distanze astronomiche e dunque interessanti per il nostro ragionamento. Certamente la gravità genera segnali più deboli di quelli precedenti, quindi per costruire un generatore di segnali di questo genere occorre controllare una grande massa di energia, nell'ordine della massa di una stella per intenderci.
Si potrà anche aprire un dibattito sulla reale esistenza di queste onde, ma i segnali gravitazionali sono una realtà ormai dimostrata. Un studio pubblicato la prima volta e in forma sintetica nel febbraio del 1989 dimostra in modo diretto la loro esistenza, la loro velocità e la loro natura in linea con le previsioni della fisica relativistica e quantistica. Una conferma, seppure in forma indiretta, dell'emissione di onde gravitazionali è venuta dall'osservazione nel 1974 di un sistema di stelle binario (attraverso l'osservazione di una coppia di stelle di neutroni ruotanti l'una attorno all'altra e destinate con l'aumento della loro velocità angolare a fondersi; trattasi del Pulsar PSRB1913+16 e del compagno oscuro che gli ruota attorno con un periodo di circa 8 ore ), studi effettuati da Russel Hulse e Joseph Taylor - che per questa scoperta hanno ricevuto il premio Nobel nel 1993.
Tutto perfetto, ma il problema è rilevare poi questo onde. Il che è ancora più complesso che dimostrarne la reale esistenza. L'EGO ( European Gravitational Observatory) ha proprio questo compito. L'osservazione delle onde gravitazionali fornirà così informazioni significative e complementari all'osservazione di onde elettromagnetiche (luce, onde radio, raggi X e gamma) e di particelle elementari (raggi cosmici, neutrini) di origine astrofisica. Verranno svelati aspetti dell'Universo inaccessibili ai mezzi tradizionali: si estenderà il dominio osservabile fin dentro quelle zone del cosmo oscurate dalla polvere o da altri fenomeni. E naturalmente aprirà le porte ad ogni eventuale civiltà extraterrestre che ci dovesse contattare con questo sistema, anche in modo indiretto.

Segnali di Particelle


I raggi cosmici sotto forma di elettroni, protoni e nuclei atomici raggiungono la terra a distanze interstellari, e quindi dobbiamo prevedere nei nostri ragionamneti -ipoteticamente- anche questo sistema.
Anche se la scelta non sarebbe la migliore, poichè è difficile controllare la traiettoria e la destinazione di tali onde: i campi magnetici contorti nella galassia rendono particolarmente tortuosi e inaffidabili questi fasci di "dati" particolari. Di contro c'è anche la difficoltà di analisi, anche se gli astronomi sono riusciti a sviluppare comunque un telescopio per neutrini. I neutrini sono molto difficili da studiare perché interagiscono pochissimo con la materia: basti pensare che ogni giorno veniamo attraversati da miliardi di queste particelle, ma solo uno all’anno interagisce con il nostro corpo, senza alcuna conseguenza. Nel caso dell’esperimento, dal Cern di Ginevra sono stati sparati miliardi di neutrini di tipo muonico verso i laboratori italiani del Gran Sasso. L'argomento dei neutrini e della loro utilità per scoprire forme di vita aliena rimane però molto dibattuto. C'è chi dice che la rivelazione dei primi neutrini di alta energia dal cosmo rivoluzionerà la nostra visione dei meccanismi di accelerazione e produzione di energia in sorgenti astrofisiche e la visione di eventuale vita nel cosmo. Ma c'è anche chi dice che tutto questo non accadrà prima di 1000 o altri 2000 anni di progesso tecnologico.

Segnali Tachionici


Con il termine "tachione" la fisica identifica una particella ritenuta teorica, in grado di viaggiare ad una velocità superluminare. Dunque perfetta per comunicazioni tra civiltà lontanissime. Alla fine dell' 800, Nikola Tesla notò durante un'eclissi di sole il verificarsi di fenomeni antigravitazionali: approfondendo questa ricerca scoprì un campo di energia che brevettò con il nome di "energia cosmica", in quanto tutto l'universo ne è immerso. Nel corso del XX secolo numerosi scienziati hanno approfondito le loro ricerche su questo campo di energia: il "Campo di Feinberg" o "Tachionico", così chiamato dal fisico Feinberg che ne espose una sua teoria nel 1966.  Purtroppo siamo ancora nel campo del non detto, e delle ipotesi, concrete ma ancora poco conosciute.

 

Ecco questi in sintesi sono i quattro segnali eletti a farci conoscere uno spiraglio di vita aliena, un barlume dorato di quel segno che i nostri antenati aspettano, che noi abbiamo il compito di cercare, ora e sempre, perchè trovato quello nessuno potrebbe guardare il cielo nello stello modo, da quel giorno in poi.

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Commenti: 4
  • #1

    Lorenzo (sabato, 21 agosto 2010 15:57)

    Anche questo è un bell articolo, complimenti.
    Io, però, leggendolo ho avuto questa impressione, cioè che in realtà non si stia per niente cercando di carpire segni evidenti di comunicazioni di cvilità aliene, piuttosto si sia orientati a comprendere la struttura del cosmo in termini di pianeti, stelle, galassie, nebulose, buchi neri, supernovae, ecc ... Riuscire a comprendere di cosa siano composte, quali siano i motivi della loro formazione e quali siano quelli della loro distruzione: Quali siano i segnali prodotti prima, durante e dopo il ciclo di vita di un corpo celeste ... In pratica, comprendere che l'intero universo è vivo, da segni della propria esistenza. Se una civiltà aliena volesse contattarci, beh, dovrebbe utilizzare lo stesso nostro modo di comunicare, altrimenti farebbe un buco nell'acqua. Se sono intelligenti, questo punto fondamentale devono capirlo. Se vogliono elevarci ad un livello di conoscenze superiore, devono prima contattarci ed esprimersi come se fossero nostri simili.
    Le scimmie imparano il linguaggio dei gesti: Per farci capire, quindi, noi scendiamo di un livello evolutivo. Lo stesso facciamo con i delfini, però qui sembrano loro più intelligenti di noi perchè essi, pur avendo un linguaggio che noi non siamo ancora stati in grado di decifrare e riprodurre, comprendono in che modo noi vogliamo essere compresi da loro.
    Ipotizzare che la forma di comunicazione scelta dagli alieni (che noi forzatamente vogliamo che siano più evoluti di noi) possano essere i crop-circles è assurda, poichè essi sono interpretabili, quindi non forniscono una forma inequivocabile di trasmissione del pensiero, come sarebbe ovviamente la scrittura o la parola nella lingua inglese che tutti abbiamo assunto come lingua globale.
    Dal puro punto di vista del ragionamento logico, sembra che più si è evoluti (quindi intelligenti), più si debba avvicinarsi al livello di evoluzione inferiore se si vuole instaurare un rapporto con forme di vita che appartengono a quel livello.

  • #2

    Alessandro (sabato, 21 agosto 2010 16:25)

    Lorenzo ha centrato il punto e concordo con lui! Il ragionamento sul tipo di segnale è valido solo per quei segnali che gli alieni inviano in maniera inconsapevole, cioè vivendo. Chi vive produce e sfrutta e energia e questa energia viaggia. Se una civiltà aliena ci scoprisse, e volesse contattarci potrebbe farlo con un codice che noi potremmo comprendere. Sicuramente studiandoci saprà cosa usiamo e cosa non usiamo, come comunichiamo ecc.
    A questo punto arriva la nota dolente, per chi come me ha forti dubbi sul fatto che esseri extraterrestri ci contattino: come mai non abbiamo mai ricevuto alcun segnale? forse perchè non ce lo hanno inviato: la spiegazione più semplice !

  • #3

    yale (sabato, 21 agosto 2010 18:25)

    il miglior articolo che avete mai scritto....

  • #4

    LORENZO M. (domenica, 22 agosto 2010 09:53)

    Invece proprio al SETI sono arrivati molti casi di anomalie spaziali,ma niente che provi che fossero messaggi intenzionali,ma a questo punto secondo me è futile mettersi a discutere se fossero volontari o no ma piuttisto se fossero realmente provenienti da un'altra intelligenza.Comunque ragazzi anche le sonde voyager hanno trasmesso qualcosa di molto strano e....a voi la scelta se credere o no.