Marte, parte il primo viaggio simulato

Nella camera d'isolamento è tutto pronto: modulo abitativo, provviste, ambulatorio medico, navicella per l'atterraggio e 1.200 metri cubi di "suolo marziano". Il 3 giugno inizia il viaggio per Marte. Il bello, però, è che nessuno muoverà un passo da Terra: per 520 lunghi giorni, sei prescelti dalle agenzie spaziali europea e russa resteranno chiusi in un'astronave-bunker poco lontano dal centro di Mosca. L'esperimento, denominato "Mars 500", sarà la più lunga simulazione di viaggio spaziale mai realizzata fino ad ora.

Il progetto è nato dalla collaborazione tra il Russian Institute for Biomedical Problems (Ibmp), la Russian Federal Space Agency (Roscosmos) e la European Space Agency (Esa). Lo scopo principale è studiare le reazioni fisiche e mentali che si innescano in condizioni di isolamento forzato, quando per circa 18 mesi si è costretti a vivere in spazi ristretti e senza contatti con il mondo esterno. Una sorta di Grande Fratello dello spazio, a cui parteciperà anche un italo-colombiano: Diego Urbina, 27 anni e un curriculum a metà strada tra l'ingegnere e l'esploratore. Tra la miriade di esperimenti a cui i sei verranno sottoposti, alcuni saranno realizzati da ricercatori italiani dell'Università della Tuscia, dell'Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, dell'Università di Milano e del Centro Extreme

Mars 500: lo studio. La missione, la cui fase-pilota di 105 giorni si è conclusa con successo nel 2009, si svolgerà in tre fasi: 250 giorni per arrivare al Pianeta Rosso, 30 giorni per esplorarlo, e altri 240 per tornare a casa. Si tratta del tempo più lungo mai passato a bordo di un'astronave, per quanto ferma. Finora il primato "di resistenza" spetta al russo Valery V. Polyakov che tra il 1994 e il 1995 ha soggiornato nella stazione russa Mir per oltre 14 mesi, godendo però delle visite di altri astronauti e delle video-comunicazioni con la Terra. Questa volta a complicare le cose sarà il binomio gruppo-isolamento: i sei partecipanti, infatti, dovranno resistere tra di loro senza vedere né sentire nessuno per tutta la parte centrale dell'esperimento. La comunicazione con il centro di controllo - ironia della sorte, situato nello stesso edificio - avverrà solo tramite messaggi scritti che accumuleranno un ritardo crescente. Nel momento di massima distanza simulata dalla Terra, ad esempio, i messaggi arriveranno con venti minuti di ritardo, dilatando a un'ora una conversazione di quattro battute. L'unico "sconto" che verrà fatto ai membri dell'equipaggio sarà la presenza della forza di gravità: per il resto tutto, dal cibo alla qualità dell'ossigeno, ricalcherà le condizioni di una vera missione su Marte.

I moduli spaziali. La camera d'isolamento è composta da quattro moduli, più un simulatore della superficie marziana. La vita quotidiana si svolgerà soprattutto nel modulo abitativo: uno spazio stretto e relativamente lungo (3,6 per 20 metri) in cui si trovano le camere da letto (mini cuccette fatte di letto e scrivania), la cucina, il soggiorno, il centro di controllo e un bagnetto. Altro luogo clou sarà il modulo medico, dove gli astronauti si recheranno per gli accertamenti quotidiani o verranno internati in caso di malanni (se tutti dovessero godere di una salute di ferro, il protocollo è aperto anche a malattie simulate). Poi ci sono il magazzino, che oltre alle scorte di cibo ospiterà una piccola palestra, una sauna e persino una micro-serra sperimentale, e il modulo di atterraggio, un quadrato di 6 metri per 6 che porterà tre membri dell'equipaggio sulla pseudo-superficie di Marte.

L'equipaggio e il training. La scelta della formazione è stata lunga e difficile. Tra i criteri di selezione la robustezza, la stabilità emotiva, la propensione al lavoro di gruppo, l'apertura alle altre culture e la capacità di adattamento in un ambiente spartano. Alla fine sono stati scelti sei uomini: tre russi, un cinese, un francese e un italo-colombiano. Tutti hanno un profilo e competenze diverse, dalla biologia all'ingegneria, dalla chirurgia all'informatica, così da comporre un team potenzialmente autosufficiente. Prima di essere arruolati in via definitiva, hanno dovuto intraprendere un training fatto di sedute psicologiche e prove di resistenza. La più dura è consistita in un test di sopravvivenza tra le foreste russe, in pieno inverno e con la sfida di accendere un fuoco e costruire una capanna.

Diego Urbina, da Torino al Pianeta "Russo". Classe 1983, Diego Urbina ha la doppia cittadinanza italiana e colombiana, si è laureato in Ingegneria Elettronica al Politecnico di Torino e poi in Studi dello Spazio all'International Space University di Strasburgo. Prima di entrare in Mars 500 ha lavorato presso la Mars Desert Research Station nello Utah (Stati Uniti), il Politecnico di Torino e l'European Astronaut Centre di Colonia (Germania). Come riferisce il rapporto dell'Esa, è stato scelto per aver fatto ricerca in campi diversi, dalla botanica al comfort delle tute spaziali.

Gli esperimenti. Oltre alle relazioni tra i partecipanti, lo studio si soffermerà su una serie di aspetti fisiologici e psicologici. Innanzitutto verranno analizzati gli umori e le condizioni di stress durante le varie fasi della missione. Saranno poi monitorati l'apparato circolatorio, il sistema immunitario, i livelli ormonali e i ritmi di sonno e veglia. Dal punto di vista energetico, i ricercatori cercheranno di individuare la giusta combinazione tra esercizio motorio e alimentazione supportata da integratori. Ci sarà tempo anche per un'analisi della popolazione microbica all'interno della camera d'isolamento, per vedere come cambia l'ecologia batterica in uno spazio limitato e quali sono le sue ripercussioni sull'uomo. Come indicatore di una dieta equilibrata, infine, sarà osservata la concentrazione di omega-3 nel sangue. Il tutto per arrivare preparati al vero viaggio verso il Pianeta Rosso.

Repubblica.it

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