Paul Davies: gli alieni esistono solo che li cerchiamo male

ll nuovo libro dello scienziato critica le ricerche del SETI. Altro che omini verdi, gli alieni potrebbero assomigliare a delle macchine. Nel 2005 Paul Davies è stato scelto per guidare il Post-Detection Science and Technology Taskgroup del programma di ricerca per la vita extraterrestre SETI. Inoltre è un esperto di esobiologia (la scienza che si occupa di studiare la possibile natura della vita aliena) e ha pubblicato diversi illuminanti volumi sulla vita oltre il sistema solare. Nel suo nuovo libro, The Eerie Silence: Renewing Our Search for Alien Intelligence (traducibile come Il misterioso silenzio: rinnovare la nostra ricerca di un’intelligenza aliena), tenta di scuotere le fondamenta del SETI lanciando un appello che suona più o meno così: in sessant’anni di ricerche non abbiamo trovato nulla perché abbiamo peccato di antropocentrismo.

Sarebbe a dire: ci siamo convinti che gli alieni debbano in qualche modo assomigliare a noi, mentre in realtà è molto più probabile il contrario.


“Dimenticate gli omini verdi, gli gnomi grigi e i dischi volanti con gli oblò, i cerchi nel grano, le sfere luminose e i terrificanti rapimenti nella notte” dice Davies. Insomma, se esiste una vita fuori dalla nostra galassia, potrebbe non trattarsi di organismi biologici nel senso terrestre del termine, ma allora di cosa? “Di qui a un milione di anni” continua Davies “Se l’umanità non sarà ancora stata spazzata via, l’intelligenza biologica sarà vista come uno stadio intermedio nella strada verso l’intelligenza ‘reale’: quell’intelligenza potente, adattabile e immortale che è caratteristica delle macchine”

 

In The Eerie Silence (241 pagine, Houghton Mifflin Harcourt), Paul Davies affronta anche il possibile impatto che la scoperta di questa intelligenza aliena potrebbe avere sulla nostra società. Panico, isteria, paura del diverso: le ipotesi avanzate dal fisico inglese sono molteplici, ma sopra tutte emerge un autentico timore. “Gli umani si sono fatti la guerra per millenni a causa di piccole differenze di razza, religione o cultura” spiega Davies “Immaginate come la maggior parte della gente reagirebbe a creature che sono davvero diverse”.

In attesa che il saggio raggiunga anche le librerie italiane, in rete è stato pubblicato un estratto del primo capitolo (in inglese, naturalmente).

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