La lezione del vulcano islandese

Sono trascorsi alcuni giorni da quando il vulcano del Sud Islanda ha portato il caos e il panico nei cieli di mezza Europa. Si può fare già un bilancio di quello che si è visto, cioè il più grande disastro dal punto di vista dei trasporti a memoria d'uomo. Dove neanche l'undici settembre era riuscito, cioè paralizzare i voli di quasi tutta l'Europa, ricordandoci quanto è fragile il nostro sistema di infrastrutture davanti alla forza della natura.

Dopo 24 ore di black out in gran parte degli aeroporti del Nord Europa, con ripercussioni sui viaggi in tutto il mondo, le compagnie aeree cominciano a fare i conti dei danni, quantificandoli in duecento milioni di dollari al giorno, mentre i meteorologi non fanno prevedere nulla di buono anche per la giornata di oggi. Intanto la nube è arrivata nel Nord italia, e pur senza conseguenze per la salute pubblica, paralizzerà la parte produttiva del paese per parecchie ore.

 

Dall'Islanda ieri arrivavano notizie di una continuazione sporadica dell'attività del vulcano. La concentrazione di ceneri si sta spostando, liberando alcune zone a nord, tanto che alcuni voli sono potuti riprendere in Svezia e in Norvegia. Ieri, ha fatto sapere Eurocontrol, sono stati effettuati circa 12mila voli sui 28mila normalmente previsti nei 40 paesi affiliati. Lunedì pomeriggio ci sarà una riunione tecnica in teleconferenza dell'autorità per la sicurezza aerea di tutti i paesi membri di Eurocontrol e della Commissione Ue per fare il punto sulla situazione. «È la peggiore emergenza che abbiamo visto. In confronto l'11 settembre non è stato un grosso problema».

 

Naturalmente non sta a noi occuparci dei problemi legati all'eruzione, ma di altre situazioni che potrebbero verificarsi nel corso del tempo. Pensiamo a cosa accadrebbe se la faglia di Sant'Andrea distruggesse la California, come molti sostengono, o se davvero il 2012 causasse l'inversione dei poli magnetici, o come dicono i catastrofisti un inclinazione ulteriore dell'asse terrestre.
Probabilmente sono parole al vento, ma gli uomini negli ultimi decenni hanno pensato solo ad uno sviluppo incontrollato, dando per scontata la sostenibilità della loro azioni, come se la Natura non chiedesse il conto.

Invece basta una "modesta" eruzione vulcanica per ricordarci cosa siamo in confronto all'ecosistema, figure fragili pronte ad esse distrutte ad ogni soffio di vento.

Non si può negare che negli ultimi tre anni la Terra abbia avuto un sussulto, tra inondazioni, terremoti, e distruzioni su scala globale.

E intanto i Maya ci guardano da lontano, e se avessero ragione loro?

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